In questo periodo natalizio sono accaduti alcuni piccoli banali eventi quotidiani che mi hanno particolarmente rallegrato, nonostante stia vivendo con una certa apprensione il mio futuro inizio nella mia città natale.
Il primo, un impensato, è proprio questo trasferimento, ma di questo ho già detto.
Poi due regali, in occasione del Natale: il primo, un magnifico zaino Manfrotto per il trasporto della mia appendice fotografica, regalo del mio amico fraterno, un fratello più che amico, Federico, che devo ringraziare non solo per la cortesia, ma anche per la pazienza e l’affetto che mi dimostra quotidianamente.
Il secondo, una tazza da colazione dedicata a Parma, dono dell’amico e collega Loris Montanari, un giovane virgulto che spero darà i buoni frutti che è legittimo attendersi.
Quest’ultimo è un regalo dal sapore vagamente adolescenziale che mi ha molto divertito e che ho subito utilizzato per mangiarci, come digestivo a fine cena, una prugna affogata nell’alcool, di quelle che mia madre prepara quasi ogni anno, magistralmente.
Anche questa tazza rimanda e festeggia la mia venuta a Parma, buon pro mi faccia.
L’occasione per la consegna è stata un incontro pomeridiano che mi ha permesso di scambiare le solite 4 chiacchiere spaziando su tutto, uno dei modi migliori per trascorrere un pomeriggio in compagnia: Loris è davvero un ragazzo speciale, da cui mi attendo molto.
Il giorno della vigilia, invece, abbiamo ricevuto la visita del mio amatissimo nipote Simone con la fidanzata: sono arrivati in piena cottura dei tortelli, quindi in un momento critico per le coronarie di mia mamma, ma tutto è andato per il verso giusto.
Sia Simone che la fidanzata non avevano mai mangiato i cosiddetti “pès putana”: quale occasione migliore per offrirli, nel mezzo di una cucina nel caos?
Sono stati apprezzati, così come i tortelli di zucca, la sera, pietanza che il suddetto nipote si era sempre rifiutato di mangiare; anche questa è una piccola rivoluzione che mi rende contento nonostante la mia salute sia cagionevole, in questi giorni di festa, grazie al freddo patito sull’argine di Coenzo, seppur davanti ad un bel fogone, di quelli classicamente usati da benemerite signore, per rallegrare i riscaldare i loro posizionamenti invernali sui bordi delle strade.
Altra rivoluzione, a Natale, grazie all’insistenza dell’altra adorata nipote, Laura: mia mamma ha accettato di andare a pranzo in trasferta, a casa di mio fratello, cosa che non avveniva da decenni, ed è andata bene.
Quando vedo mia madre stare bene mi si apre il cuore.
Così per non lasciar cadere l’occasione, il giorno 27 l’ho accompagnata a visitare il villaggio di babbo Natale, in quel di Taneto di Gattatico: un mondo incantato che l’ha affascinata (e che mi è costato 60 euro sigh sigh), il che mi ha reso contentissimo.
Episodi banalissimi, ma il non dar nulla per scontato e valorizzare quel che accade di buono credo sia un’operazione politica di grande importanza.
Come gli auguri, non quelli automatici dei social, che uno decide di inviare o fare personalmente, sono un atto politico; ogni volta che mi capita di far auguri in occasione di una qualche prova, mi sento a disagio (poi lo faccio comunque, per non complicarmi la vita) nel pronunciare frasi quali “in bocca al lupo” o “in beep alla balena” perchè sono modi di dire superstiziosi e la superstizione a me non interessa.
Fare gli auguri, al contrario, vuol dire: che ti vadano bene le cose, che aumenti la tua ricchezza, che si realizzi ciò che hai meditato (cioè lavorato, elaborato) di buono perchè dal lavoro dell’altro verrà un universo più ricco, bello, vivibile, eccitante, cioè da far venire voglia di mettercisi a propria volta.
Tutta politica.
Quindi adesso aggiungo, come postilla, i miei migliori auguri di Natale a tutti e a ciascuno dei miei amici, dei conoscenti e di chi avrò occasione di conoscere od ho già conosciuto: che ciascuno realizzi, confrontandosi col pensiero di Gesù (un pensiero di legittima ricchezza), la politica che coltiva nel cuore, cioè nel pensiero.
Parma, 28 dicembre memoria dei santi Innocenti, martiri