Vangelo ed economia

Sono andato al festival della filosofia, ottima iniziativa non c’è che dire, dove ho assistito alle lezioni magistrali di Remo Bodei e di Enzo Bianchi: mentre il prof Bodei non mi è dispiaciuto anche se mi aspettavo un miglior contributo, Enzo Bianchi proprio non mi ha convinto.

Mi sono vissuto un po’ il centro di Modena, che apprezzo molto, peccato non poterci abitare; me ne sono andato in giro visitando qualche chiesa ed in particolare quella di Sant’Agostino che mi è piaciuta molto: molto bello, all’interno, il gruppo della Deposizione di Cristo del Begarelli e l’affresco della Madonna col Bambino di Tommaso da Modena.

Giornate soddisfacenti nonostante il troppo lavoro.

Ancora oggi sono tornato in Piazza Grande e sono andato a messa in Cattedrale: il Vangelo di oggi, il salario uguale agli operai con diversi orari di lavoro, mi ha stuzzicato; non condivido l’interpretazione del sacerdote che punta tutto sulla misericordia, sull’incomprensibilità  per gli uomini di questa smisurata bontà di Dio.

Una delle preghiere, peraltro, chiedeva di poter essere operai sin dalla prima ora ma mi sembra una richiesta assurda visto che non è questione di tempo: non importa essere primi o ultimi.

Lasciando da parte le interpretazioni misticheggianti o moraliste (ci si gode la vita fino ad un certo punto poi si mette la testa a posto e si diventa pii buoni cristiani) mi chiedo cosa intendesse dire Gesù con una parabola in cui, ancora una volta, si tratta di economia e lavoro.

Il primo assunto, al mattino presto, contratta e riceve una certa paga; l’ultimo assunto, quando ormai è sera, riceverà lo stesso compenso.

Se ne lamenta, giustamente, direi, il primo, che riceve però una sferzante risposta: tanto era stato pattuito e tanto è stato corrisposto, con l’ulteriore rimbrotto sull’invidia.

Un datore di lavoro così buono non avrebbe potuto raddoppiare il compenso a chi tanto aveva lavorato? certo sarebbe sembrato anche più giusto, sebbene di ingiustizia non si possa accusare.

La questione deve essere, dunque, un’altra: il dialogo verte su altro.

La questione è aperta

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