Famiglia Cristiana pubblica un editoriale dal titolo “provocatorio”: “Vade retro Salvini”.
Sul sito del settimanale cattolico si legge che la Chiesa reagisce a certi toni sprezzanti.
Non posso non condividere appieno questa preoccupazione: i toni eccessivi spesso utilizzati dal ministro Matteo Salvini sono eccessivi; se questo è comprensibile (non ho detto condivisibile) in momenti come la campagna elettorale, dove serve accentuare i messaggi, renderli chiari ed ossessivi in modo da entrare nella testa degli elettori, che sono notoriamente una massa acefala che vive di slogan, non è più tollerabile quando si è al governo e al posto dei proclami occorre lavorare, a testa bassa, per porre rimedio ad una situazione difficile.
Dell’imbarbarimento dei toni, della banalizzazione dei discorsi e dell’uso della violenza verbale ha già ottimamente parlato George L. Mosse, quindi non sto a ripetermi.
Matteo Salvini esagera sicuramente quando mantiene atteggiamento e toni sopra le righe, di questo non si discute.
I vescovi che cita Famiglia Cristiana sono apertamente schierati in un’operazione che è politica e non solo religiosa: sarà anche Vangelo ma la politica da sempre ha a che fare col Vangelo solo che fino a non molto tempo addietro la Chiesa era insultata se si occupava di politica ed era invitata a non occuparsene: che oggi lo faccia col silenzio se non il plauso di chi fino a ieri la voleva serva idiota un po’ mi preoccupa.
Con questo atteggiamento la Chiesa si mette al medesimo livello delle ong: entrambe pretendono di condizionare le scelte politiche di un paese, l’immigrazione clandestina è un problema politico, senza sottoporsi al giudizio degli elettori.
Essendo sostenitore della ricostituzione dello Stato della Chiesa, sostengo il diritto di fare politica per la gerarchia ecclesiastica, ma rimango stupito quando questa sia così ossessiva e quasi monotematica.
In materia di immigrazione, inoltre, si era già espresso san Giovanni Paolo II che nell’enciclica Ecclesia in Europa aveva sostenuto alcune tesi non prive di interesse.
Per una cultura dell’accoglienza
100. Tra le sfide che si pongono oggi al servizio al Vangelo della speranza va annoverato il crescente fenomeno delle immigrazioni, che interpella la capacità della Chiesa di accogliere ogni persona, a qualunque popolo o nazione essa appartenga. Esso stimola anche l’intera società europea e le sue istituzioni alla ricerca di un giusto ordine e di modi di convivenza rispettosi di tutti, come pure della legalità, in un processo d’una integrazione possibile.
Considerando lo stato di miseria, di sottosviluppo o anche di insufficiente libertà, che purtroppo caratterizza ancora diversi Paesi, tra le cause che spingono molti a lasciare la propria terra, c’è bisogno di un impegno coraggioso da parte di tutti per la realizzazione di un ordine economico internazionale più giusto, in grado di promuovere l’autentico sviluppo di tutti i popoli e di tutti i Paesi.
101. Di fronte al fenomeno migratorio, è in gioco la capacità, per l’Europa, di dare spazio a forme di intelligente accoglienza e ospitalità. È la visione « universalistica » del bene comune ad esigerlo: occorre dilatare lo sguardo sino ad abbracciare le esigenze dell’intera famiglia umana. Lo stesso fenomeno della globalizzazione reclama apertura e condivisione, se non vuole essere radice di esclusione e di emarginazione, ma piuttosto di partecipazione solidale di tutti alla produzione e allo scambio dei beni.
Ciascuno si deve adoperare per la crescita di una matura cultura dell’accoglienza, che tenendo conto della pari dignità di ogni persona e della doverosa solidarietà verso i più deboli, richiede che ad ogni migrante siano riconosciuti i diritti fondamentali. È responsabilità delle autorità pubbliche esercitare il controllo dei flussi migratori in considerazione delle esigenze del bene comune. L’accoglienza deve sempre realizzarsi nel rispetto delle leggi e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma repressione degli abusi.
102. Occorre pure impegnarsi per individuare forme possibili di genuina integrazione degli immigrati legittimamente accolti nel tessuto sociale e culturale delle diverse nazioni europee. Essa esige che non si abbia a cedere all’indifferentismo circa i valori umani universali e che si abbia a salvaguardare il patrimonio culturale proprio di ogni nazione. Una convivenza pacifica e uno scambio delle reciproche ricchezze interiori renderà possibile l’edificazione di un’Europa che sappia essere casa comune, nella quale ciascuno possa essere accolto, nessuno venga discriminato, tutti siano trattati e vivano responsabilmente come membri di una sola grande famiglia.
103. Per parte sua, la Chiesa è chiamata a « continuare la sua azione nel creare e rendere sempre migliori i suoi servizi di accoglienza e le sue attenzioni pastorali per gli immigrati e i rifugiati », per far sì che siano rispettate la loro dignità e libertà e sia favorita la loro integrazione.
In particolare, si ricordi di dare una specifica cura pastorale all’integrazione degli immigrati cattolici, rispettando la loro cultura e l’originalità della loro tradizione religiosa. A tale scopo, sono da favorire contatti tra le Chiese di origine degli immigrati e quelle di accoglienza, così da studiare forme di aiuto, che possano prevedere anche la presenza, tra gli immigrati, di presbiteri, consacrati e operatori pastorali adeguatamente formati provenienti dai loro Paesi.
Il servizio del Vangelo esige, inoltre, che la Chiesa, difendendo la causa degli oppressi e degli esclusi, chieda alle autorità politiche dei diversi Stati e ai responsabili delle Istituzioni europee di riconoscere la condizione di rifugiati per quanti fuggono dal proprio Paese di origine a motivo di pericoli per la propria esistenza, come pure di favorirne il ritorno nei propri Paesi; e di creare altresì le condizioni perché sia rispettata la dignità di tutti gli immigrati e siano difesi i loro diritti fondamentali.”
Questo recita l’enciclica di san Giovanni Paolo II; il suo successore, Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, ha sostenuto l’esistenza di un diritto a non emigrare. Nel 2013, nel messaggio per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato, Papa Ratzinger scrisse in un passaggio: “Certo, ogni Stato ha il diritto di regolare i flussi migratori e di attuare politiche dettate dalle esigenze generali del bene comune, ma sempre assicurando il rispetto della dignità di ogni persona umana. Il diritto della persona ad emigrare – come ricorda la Costituzione conciliare Gaudium et spes al n. 65 – è iscritto tra i diritti umani fondamentali, con facoltà per ciascuno di stabilirsi dove crede più opportuno per una migliore realizzazione delle sue capacità e aspirazioni e dei suoi progetti. Nel contesto socio-politico attuale, però, prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra, ripetendo con il Beato Giovanni Paolo II che «diritto primario dell’uomo è di vivere nella propria patria: diritto che però diventa effettivo solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all’emigrazione» (Discorso al IV Congresso mondiale delle Migrazioni, 1998).
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A tale proposito, non possiamo dimenticare la questione dell’immigrazione irregolare, tema tanto più scottante nei casi in cui essa si configura come traffico e sfruttamento di persone, con maggior rischio per donne e bambini. Tali misfatti vanno decisamente condannati e puniti, mentre una gestione regolata dei flussi migratori, che non si riduca alla chiusura ermetica delle frontiere, all’inasprimento delle sanzioni contro gli irregolari e all’adozione di misure che dovrebbero scoraggiare nuovi ingressi, potrebbe almeno limitare per molti migranti i pericoli di cadere vittime dei citati traffici. Sono, infatti, quanto mai opportuni interventi organici e multilaterali per lo sviluppo dei Paesi di partenza, contromisure efficaci per debellare il traffico di persone, programmi organici dei flussi di ingresso legale, maggiore disponibilità a considerare i singoli casi che richiedono interventi di protezione umanitaria oltre che di asilo politico. Alle adeguate normative deve essere associata una paziente e costante opera di formazione della mentalità e delle coscienze. In tutto ciò è importante rafforzare e sviluppare i rapporti di intesa e di cooperazione tra realtà ecclesiali e istituzionali che sono a servizio dello sviluppo integrale della persona umana.”
Questo il Pontefice Emerito.
Con il Pontefice Felicemente Regnante siamo di fronte ad una sterzata decisa, il che significa che la Chiesa non ha ancora chiara la posizione da assumere ed entrambi gli schieramenti da questi insegnamenti possono attingere motivi a sostegno delle tesi contrapposte.
Temo che non sarà possibile alcuna forma di mediazione perchè da un lato c’è una spinta forte da parte di chi sostiene che prima devono venire gli italiani (almeno questa è la versione populistico elettorale), cioè un modello di vita costruito secondo valori tipici dell’occidente (ormai non più cristiano)secondo modi di pensiero che ho già abbozzato altrove.
Dall’altro c’è la sicumera di chi si pone a maestro di vita e pretende di essere l’unico degno portatore della verità che illumina il mondo (serve citare Vladimir Sergeevic Soloviev e il suo famosissimo Dialogo dell’Anticristo?, ne riprendo solo un piccolo estratto: “Ma con questa sua nuova opera egli riuscì ad attirare a sé perfino alcuni che in precedenza erano stati suoi critici ed avversari. Questo libro, scritto dopo l’avventura dell’abisso, manifesta in lui la potenza di un genio senza precedenti. È qualcosa che abbraccia insieme e mette d’accordo tutte le contraddizioni. Vi si uniscono il nobile rispetto per le tradizioni e i simboli antichi con un vaste e audace radicalismo di esigenze e direttive sociali e politiche, uni sconfinata libertà di pensiero con la più profonda comprensione di tutto ciò che è mistico, l’assoluto individualismo con una ardente dedizione al bene comune, il più elevato idealismo in fatte di principi direttivi con la precisione completa e la vitalità delle soluzioni pratiche. Tutto questo risultava così unito e legato insieme con tale genialità d’arte che ogni singolo pensatore, ogni uomo d’azione, poteva facilmente scorgere ed accettare l’insieme soltanto sotto l’angolo particolare del proprio personale punto di vista. E questo senza nulla sacrificare della verità in se stessa, senza elevarsi per essa effettivamente al di sopra del proprio io, senza assolutamente rinunciare di fatto al loro esclusivismo, senza nulla correggere circa gli errori di opinione o di tendenza, senza colmare per nulla possibili lacune. Questo libro meraviglioso è subito tradotto nelle lingue di tutte le nazioni progredite e anche il alcune di quelle arretrate. Per un anno intero, in tutte le parti del mondo, migliaia di giornali sono pieni zeppi della pubblicità degli editori e dell’entusiasmo dei critici. Edizioni economiche, col ritratto dell’autore, si diffondono a milioni di esemplari e l’intero mondo civile (a quell’epoca cioè quasi tutto il globo terrestre) si riempie della gloria dell’uomo incomparabile, grande, unico! Nessuno osa ribattere a questo libro che appare a ciascuno come rivelazione della verità integrale. Tutto il passato vi è trattato con così perfetta giustizia, tutto il presente apprezzato con tanta imparzialità, sotto tutti gli aspetti e il futuro migliore è accostato in modo così evidente e palpabile, che ciascuno dice: «Ecco qui ciò di cui abbiamo bisogno; ecco un ideale che non è utopia, ecco un progetto che non è una chimera». E il prodigioso scrittore non se lo trascina tutti, ma ognuno lo trova gradevole e in tal modo si compie la parola del Cristo.”).
Non mi riferisco ad una persona in particolare, ma ad un movimento di pensiero molto diffuso che sarebbe errato identificare con un solo attore, quale, ad esempio, il cattocomunismo.
Questa parte non è disponibile ad accettare alcun compromesso poiché questo equivarrebbe ad insozzare l’ideale e, d’altronde, non è certo tollerabile stare a discutere con esseri inferiori come sono tutti coloro che la pensano diversamente.
La stessa Chiesa è da sempre attraversata da una tensione analoga (sin dagli inizi, come testimonia 1Cor. 1,11-12: «Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che vi sono discordie tra voi.Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: “Io sono di Paolo”, “Io invece sono di Apollo”, “E io di Cefa”, “E io di Cristo!”.»).
Seguirono i movimenti ereticali dei primi secoli, la lotta contro il manicheismo, lo scontro tra francescani spirituali e conventuali nel medioevo, lo scontro tra la Chiesa ed i catari, per arrivare molto sommariamente al modernismo.
Quali conclusioni?
Non c’è una soluzione facile, a portata di mano e indolore, senza costi.
C’è in atto l’ennesimo capitolo di una lotta contro l’occidente (nemmeno più contro il cristianesimo che non conta ormai nulla).
Personalmente propendo per accoglienza con moderazione: non tutti hanno il diritto di venire in Europa; ben venga un’accoglienza regolamentata, con la pretesa che chi viene in questo paese si assuma gli obblighi civili che conseguono all’essere ospite.
Ammetto di essere un sempliciotto.
Parma, 28 luglio 2018 memoria di San Giacomo Ilario (Emanuele) Barbal Cosàn, religioso e martire, dei Beati Giuseppe Caselles Moncho e Giuseppe Castell Camps Sacerdoti salesiani e martiri, di San Pedro Poveda Castroverde Fondatore e martire