Sentendo le dichiarazioni del capo della polizia Franco Gabrielli, quelle sugli interventi dei vari ex brigatisti, mi era venuto spontaneo associarmi alle sue severe parole. Mi ero schierato dalla sua parte, senza se e senza ma.
Poi parlandone, ho capito che è un bene che gli ex brigatisti parlino, che aiutino a ricostruire gli eventi e la storia, che così facendo si rendano imputabili degli atti che hanno compiuto; per la storia è un bene che i protagonisti testimonino quel che hanno vissuto.
L’atteggiamento di Gabrielli, così insistito, era da “antifascista” cioè da persona che vuole “oscurare” il passato, celandolo dietro l’ostracismo del male, un po’ come la sinistra ha fatto col fascismo, un modo per non fare i conti con un passato non aderente ai desideri dei vincitori.
Far parlare i terroristi, infatti, offre delle possibilità per comprendere come mai abbia potuto allignare nel popolo italiano un’ideologia mortifera come quella delle brigate rosse che non è scesa dal cielo come un ufo ma ha avuto un brodo di coltura in tanta sinistra dell’epoca.
Poi il partito comunista ha scelto di stare dalla parte dello Stato, pagandone anche un prezzo di vite umane, ma questa è una storia ancora da indagare a fondo perché ho sentito interessantissime ricostruzioni che non rivelerò non essendone autorizzato ma che, spero, verranno prima o poi pubblicate.
Sono seguite le dichiarazioni di Barbara Balzerani, un pugno nello stomaco, tanto sono state disgustose eppure non è possibile buttare, come dice l’adagio, il bambino con l’acqua sporca.
La Balzerani, leggo, né è dissociata né pentita, ma negarle la parola sarebbe sciocco ed inutile perché alle sue farneticazioni è necessario rispondere con dati storici, iniziative politiche e culturali, non con la censura.
La sua ideologia è bene che cada nell’oblio, come devono cadervi tutte le ideologie che hanno l’assurda pretesa di cambiare l’uomo, di creare un uomo nuovo. Ma in un oblio che segue un giudizio di non adeguatezza, non un pregiudizio.
Questa pretesa di creare un uomo nuovo, esplicitata con chiarezza nell’Illuminismo, sappiamo cosa ha comportato: morte e distruzione.
Le ghigliottine e gli stermini della Rivoluzione Francese hanno fatto da maestre ad altri crimini contro l’umanità: il nazismo ed il comunismo hanno avuto la medesima, sanguinosa, illusione.
Cito alcune affermazioni famose del generale François Joseph Westermann al Comitato di Salute Pubblica: «Non vi è più Vandea, cittadini repubblicani. È morta sotto la nostra libera spada, con le sue donne ed i suoi bambini (…) Secondo gli ordini che mi avete dato: ho schiacciato i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli e massacrato le donne, così che, almeno quelle, non partoriranno più briganti. Non ho un prigioniero da rimproverarmi. Ho sterminato tutto».
Il nazismo, fortunatamente, è stato spazzato via con i suoi cascami, emuli ed alleati; del comunismo non possiamo dire altrettanto.
Nel frattempo si affaccia un’altra “ideologia” che nutre la medesima, pericolosissima e perniciosissima illusione, quella del Movimento 5 Stelle, almeno leggendo quel che ne scrive Marco Morosini su Micromedia.
Evidentemente, a scanso di equivoci, in questo caso non scorre il sangue, ma il pensiero è non meno pericoloso.
Cito dall’articolo di Micromega: “Il partito digitale è solo una delle tante applicazioni del “digitalismo”, una nuova ideologia che si sta diffondendo in un mondo che credeva che le ideologie non servissero più. La visione del digitalismo è ben descritta da Wolfram Klinker nel suo famoso articolo Silicon Valley’s Radical Machine Cult . Secondo questa visione, le moderne tecnologie digitali e in particolare internet segnano l’inizio di una nuova era, in cui tutto sarà migliore. La vera emancipazione dell’umanità non verrà dalle filosofie, ma dalle tecnologie. Quel miliardo di tonnellate di plastiche, metalli e cervelli che chiamiamo Internet permetterà all’umanità di governarsi da sola, senza partiti, né (altre) ideologie. Secondo i profeti digitali, questa sarebbe finalmente l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità politica che egli deve imputare a sé stesso. Una sorta di illuminismo digitale.
Fu con questa visione che l’inventore del 5-stelle Gianroberto Casaleggio bussò alla mia porta il 29 ottobre 2004 per spiegarmi come cambiare il mondo. Mi chiese di convincere Grillo ad aiutarlo. Nonostante la mia messa in guardia, Grillo si lasciò arruolare nella missione digitalista di Casaleggio. I due decisero di cominciare dall’Italia. Per ora hanno avuto successo. Ma dopo?”
A questo mi viene da collegare il volume, molto interessante, di Ermanno Bencivenga con un titolo inquietante “La scomparsa del pensiero”.
In estrema sintesi, ma ne riparlerò, l’autore sostiene che la logica, come funzione critica del pensiero, cioè il pensiero razionale e critico è messo in pericolo dall’uso delle tecnologie digitali che abituano, assuefanno ad un pensiero fatto di identificazione/opposizione, di emozione immediata.
Scomparsa del pensiero, appunto, asservito ad una nuova classe di sacerdoti che al confronto i famigerati inquisitori erano dilettanti.
Credo sia addirittura superfluo soffermarsi a pensare a quali e quanti problemi la democrazia digitale possa incontrare, anzi, per dirla meglio su quali illusioni si sostenga.
La psicologia delle masse di cui ha parlato tanto Sigmund Freud non è esattamente rassicurante e l’illusione digitale altro non è che una neo formazione della suddetta psicologia.
Come, nel passato, abbiamo visto il nazionalismo insinuarsi nelle varie ideologie e fagocitarle a proprio beneficio, così, più subdolamente, l’ideologia digitale, scientistica, sta prendendo piede in questi anni e con una prospettiva molto più totalitaria di quanto mai avvenuto nel passato.
Non è un caso che già Hitler e Mussolini, come pure Stalin e Mao, per arrivare ai ducetti, nordcoreani e non solo, di oggi, abbiano tanto puntato sui mezzi di comunicazione di massa.
Un sistema ancor più raffinato dell’efficientissimo “panem et circenses”, ancora ben in voga come si può sperimentare quotidianamente; il vecchio e collaudato metodo, infatti, mirava ad assopire il pensiero mediante occupazioni futili e “divertenti” unite alla pancia piena, una sorta di scambio tra massa satolla e manovratore.
La versione più moderna, al contrario, sembra coinvolgere la massa, almeno potenzialmente, darle l’illusione, anzi la certezza, di poter incidere nei processi decisionali, saltando tutto il lavoro di studio, elaborazione, tessitura di rapporti, costruzione di corpi intermedi: con un click sono padrone del mio paese ed un domani magari anche del mondo.
Essendo un’operazione di massa, ogni dissociazione o difformità di pensiero verrà brutalmente esclusa, emarginata e ridotta al silenzio.
Un approdo al totalitarismo per altra strada.
Parma, 2 aprile 2018 memoria di San Giovanni Payne Sacerdote e martire