Mi trovo in compagnia di un compagno di viaggio (forse il mitico Agostino?) nei sotterranei di non so cosa; lui trova un’uscita alla sua destra che io non riesco a percorrere; mi invita a proseguire e poco più avanti mi imbatto in una scala; a metà della stessa trovo una porta con la scritta Museo del Louvre; penso che forse è troppo tardi per visitarlo e che sarebbe meglio rinviare al giorno successivo ma considero anche che forse il giorno dopo dovrò ripartire e che sono venuto a Parigi con lo scopo di visitare il Louvre.
Salita la scala trovo qualcuno che mi indirizza alla biglietteria; il prezzo del biglietto è di 80 euro; alla mia obiezione che mi sembra un po’ caro l’impiegato risponde che per i russi 80 euro non sono tanti, al che io ribatto dicendo di non essere russo ma di vivere in un paese che usa gli euro e quindi per me il biglietto è costoso.
Acquisto comunque il biglietto.
Non so cosa sia accaduto nel frattempo ma mi si avvicina un uomo ed io con fare aggressivo lo minaccio di tiragli un pugno in faccia.
Succede poi che sono nell’atrio e mi accorgo di non avere più la macchina fotografica; torno verso la biglietteria e trovo sopra una mensola alcuni pezzi della cintura della macchina; chiedo informazioni ma nessuno l’ha vista.
Ci sono due persone che fanno i conti della perdita che quantificano in 140 euro ma io mi dispero per le foto che ho scattato poi penso che avendo gli obiettivi nikon dovrò ricomprarne una della stessa marca.
Considero inoltre che il costo sarà ben più alto e che ci mancava solo quello.
Credo di essere dentro al museo, mi guardo attorno in una specie di ballatoio dove ci sono alcuni quadretti di piccole dimensioni, uno in particolare ha tanti cuoricini.
Risvegliatomi e riaddormentato ne ho avuto una seconda versione.
In questo caso sono assieme a mia mamma e a Laura, mia nipote.
C’è una coda lunghissima per accedere al museo ma io spiego qualcosa che abbrevierà l’attesa.
Alla biglietteria pago 53 o 54 euro e c’è una discussione per spiegare che ho diritto allo sconto per non so quale motivo; discussione che credo avvenga in spagnolo e che vede, se non ricordo male, l’intervento di mia nipote.
Davanti all’ingresso dell’ascensore c’è una donna con carrozzina per neonati, le dico qualcosa ma non ricordo…
Invito mia nipote ad affrettarsi perchè l’ascensore rischia di chiudersi; una volta entrata ci passa davanti e sembra che abbia una lacrima sul viso, forse le chiedo perchè piange (forse non è entusiasta della visita); lei si va a sedere lontano da noi (l’ascensore è enorme, un vero e proprio stanzone).
Usciti, vediamo un enorme flusso di gente che si avvia verso l’ingresso ma io arrivo in un posto dove non ci sono che un paio di persone.
Parma, nella notte tra 10 e 11 agosto 2016, memoria di Santa Chiara