sogno dei limoni

Un paio di frammenti di un sogno nella notte tra il 10 e 11 ottobre:

mi trovo in una biblioteca dove c’è anche una cattedra dietro la quale sta un docente universitario attorniato, anzi assediato da un nugolo di studenti che chiedono di sostenere l’esame con lui, per cui probabilmente deve fissare una data in più.

Tra gli studenti, in posizione un po’ defilata, ai bordi del gruppo ci siamo io e l’amico Pier Giacomo Spotti.

Seconda scena: tengo in mano una borsa piena di limoni, gialli, maturi, bellissimi; qualcuno me ne propone anche un’altra, piena a metà, ma i limoni, in questo caso, sono rovinati, decisamente meno belli ed io li rifiuto anche se credo di avere pensato che sono comunque prodotti commestibili.

Ci sono delle cassette a terra e forse anche prodotti alimentari, verdura e frutta credo, sui tavoli della biblioteca; accanto c’è forse un banco che li vende (sempre all’interno del medesimo locale) per cui mi chiedo se si possano prendere liberamente o se siano da pagare (o se il negoziante fa storie).

Un sogno che mi ha permesso di portare in evidenza il primato della visione, questione cui non avevo mai posto attenzione ma che, effettivamente, è di rilievo per uno che passa il proprio tempo libero a visitare città d’arte, chiese, musei e mostre varie.

Questione che mi ha fatto riscoprire quanto di platonico c’è in me: καλὸς καὶ ἀγαθός (“kalos kai agathos”) è un inganno foriero di ben altri danni.

La visione, contemplazione del bello (che come archetipo non esiste, proprio come Dio) è stuporosa ed isterica perchè nella contemplazione non c’è alcun appuntamento.

Non c’è da trarne una legge assoluta, com’è ovvio, poiché anche un’opera d’arte può fornire occasione di lavoro e profitto ma i rischi non sono piccoli.

Nel caos specifico quello più pericoloso è l’apertura di credito effettuata in base a criteri estetici e non giuridici: bello/brutto al posto di un’imputazione di convenienza, affidabilità, lavoro.

Un sinonimo di narcisismo perchè rimanda allo specchio in cui ci si riflette contemplando o ricercando un ideale che altro non è che un riflesso di sé stessi.

 

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