Il 23 aprile:
Mi trovo in treno, forse; ad un certo punto devo trovare o acquistare o provare uno di quei tricicli elettrici per anziani; il mio assomiglia più a un go-kart che non a un triciclo per anziani, ma tant’è: lo devo utilizzare perché ho un problema.
Prendo sto macinino e non so bene cosa combino ma, ad un certo punto, credo dopo un mese, devo decidere se tenerlo o restituirlo ed io decido per questa seconda alternativa; per evitare discussioni spiego di avere un amico ortopedico che mi ha detto che non mi serve; questi mi chiedono come si chiami ed io rispondo “Federico Buzzi” ma mi obiettano di non conoscerlo ed io, che so bene che Federico lavora a Parma ma non è ortopedico, di rimando “lui è o lavora a Ferrara”; questi si rassegnano e mi lasciano un nome di riferimento nel caso abbia bisogno e voglia contattarli.
Forse, prima di questa scena, ero ospite della mamma di Francesco Gallina, una donna giovane, bella, simpatica, molto attraente, con la quale parlo di non ricordo cosa; sono a casa sua ed ho ancora, almeno credo, il triciclo che comunque dopo abbandonerò; non so se ci sia qualche legame tra questa donna e l’abbandonare il triciclo.
La sera dopo, 24 aprile:
Mi trovo su una corriera, un autobus turistico; io sono in fondo, mentre davanti ci sono Massimo Maini e Patrizia Gambarini che parlano, credo, di cambiare lavoro e di entrare nella guardia di finanza.
Io seduto dietro e sulla tazza, decisamente indispettito per mancanza di privacy visto che i due che parlano sono a breve distanza. Riesco a controllarmi e rilascio solo liquido così da non produrre rumori e riduco al minimo il problema anche se mi trovo in difficoltà perché avrei bisogno di pulirmi.
Rifletto comunque anch’io sul fatto che a 50 anni si possa entrare in guardia di finanza, se c’è un limite d’età e se l’essere stato obiettore costituisca un ostacolo preclusivo.
Ora mi trovo a casa, a Miramare; arriva un tipo di corsa, agitando braccia e mani in maniera molto plateale verso l’autobus che sta arrivando e che ignora questa richiesta di fermarsi; io sto parlando con qualcuno davanti alla tabaccheria e uno di noi due commenta la scena dicendo “questo è un terroncello, a vedere come si comporta”; dopo di che questo tipo si avvicina a noi, arriva un’auto che procede in direzione opposta a quella del bus; non so se rallenti o si fermi per andare in tabaccheria o sia il tipo a bloccarlo, comunque il conducente viene preso, buttato fuori dall’auto ed il tipo si mette alla guida. Io resto perplesso, penso che qualcosa non vada e mi segno il numero di targa che è 822885 ma vedo che il tipo riparte con a fianco il proprietario del mezzo (quindi non gli ruba l’auto); in fondo alla strada forse è riuscito ( o forse no, non ricordo) a raggiungere l’auto.
Il 27 aprile:
mi trovo, forse, in Via Farini, a Parma, davanti ad una chiesa, noto ritrovo gay e sto colloquiando con due uomini.
Mi lamento del fatto che l’evento organizzato (?) è blasfemo ed affermo che essere gay non significa essere blasfemi ed irridere il senso religioso altrui; uno dei due mi dà ragione e forse anche l’altro, all’inizio scettico, conviene con noi.
Mi allontano e vedo arrivare la polizia (forse assieme a carabinieri, polizia locale e guardi di finanza) che identifica tutti, ed in particolare i due con cui avevo parlato; sono contento di essermi allontanato perché altrimenti mi avrebbero etichettato, ma mentre guardo da una certa distanza, un ragazzo dai capelli corti e biondi mi rivolge qualcosa con un tono deciso ed aspro; io spiego, senza avvicinarmi, che sto andando da amici e chiedo cosa voglia da me. Ci troviamo poi uno di fronte all’altro, lui mi chiede le generalità (? o un documento) che credo di consegnargli con sollecitudine ma unendo la richiesta di sapere chi egli sia; la mia domanda è del genere: “io sono stato sollecito e corretto e chiedo altrettanta correttezza, per cui vorrei sapere a che corpo appartiene e il numero di matricola”. Per tutta riposta il tipo mi pianta letteralmente un dito all’inizio della gola dove si congiunge al torace.
Mi sento vittima di un sopruso.
Seconda scena: in un’isoletta, in un laghetto, c’è un grand hotel deserto, salvo due uomini (gli stessi con cui parlavo prima?) ed una ragazzina tra i 14 e i 16 anni (forse arriva a 18?); sembra si tratti del rapimento della figlia del titolare che si chiama Luciano.
I due chiedono un riscatto di 150.000 €, che ottengono, quindi chiedono alla ragazza se vuole andare a Parigi, avendone risposta positiva e forse entusiasta.
Si parte, io sono alla guida e loro tre dietro; probabilmente ci sono vari controlli della polizia cui passiamo sempre indenni, incredibilmente, tanto che penso che i poliziotti abbiano qualche problema.
Giungiamo alla frontiera ed i tre scendono dall’auto e vanno al commissariato per uscirne poco dopo, ancora una volta senza che nessuno li fermi.
Ora siamo in Francia ed uno dei due apre una valigia piena di soldi, forse affermando che adesso non c’è più necessità di lavorare per tutta la vita; credo di avergli fatto notare che non sarebbero stati sufficienti, ma lui risponde che lo sarebbero stati eccome e senza problemi; io devo tornare in Italia così chiedo 2.000 € precisando che sono per le spese, non sono un ricatto e che poi non mi vedranno più; li informo anche di avere scritto tutto in un foglio che ho consegnato ad un notaio (o ad un amico) che avrebbe pubblicato o consegnato alla polizia se mi fosse successo qualcosa.
Tornato a casa sono dibattuto se mantenermi fedele all’accordo stipulato coi due o collaborare con la polizia ed aiutare così il padrone, il signor Luciano che tutti dicono, e probabilmente io stesso lo credo, sia una bravissima persona.