Oggi è salita sul treno una signora, di una certa età, siciliana ma residente nel milanese, bionda, minuta, in compagnia di un uomo che pensavo fosse un amico di famiglia o un parente e che ho scoperto solo più tardi che era una delle tante vittime.
Si è posizionata sull’altro lato della fila di poltrone: di lei ho saputo che è nata il 2 novembre, che ha 4 figli, sposata da 44 anni (il 4 novembre), i nomi delle nipoti, delle nipoti delle amiche, che ha un caratteraccio, che da giovane ha fatto qualcosa tipo la modella per delle foto, che era attesa a Forlì da una figlia, posata e casalinga.
Il tono di voce di questa donna era a dir poco alto, ma quel che più mi ha disturbato è che non è mai stata zitta un momento; nei rari istanti in cui è rimasta sola ha continuato a parlare tra sè e sè, sempre a voce alta.
Quando è scesa la sua prima vittima, ho tirato un sospiro di sollievo; macchè, ha accalappiato un signore con bambina piccola al seguito, al quale ha sciorinato nomi, date parentele; sceso anche questo, durante una sosta prolungata a Faenza ha accalappiato un medico al quale ha chiesto, si fa per dire, di portarle le valigie, quindi ha attaccato bottone anche al capotreno.
Tra le cose più interessanti che ha detto c’è stata una triste storia della giovinezza: fidanzata a 18 anni, per 3 anni, la donna raccontava di essere stata ingenua della vita e di avere imparato molte cose dopo il matrimonio.
Ebbene, fidanzata, il promesso sposo (già acquistato l’abito e pronte le pubblicazioni) è stato abbandonato perchè gay: correvano gli anni sessanta, in Sicilia, racconta senza sosta la donna.
Lui le aveva detto che la rispettava, la voleva portare vergine all’altare poi l’avrebbe fatta sua; questo mancato sposo (come lo capisco, con una così altro che gay che si rischia di diventare), dopo vari anni si sarebbe sposato e lei si chiedeva come aveva fatto vista questa condizione.
Alla prima vittima ha chiesto l’età, quella della futura sposa e poi l’ha apostrofato con una domanda secca: “non è che tra un anno ci ripensi?”; ho visto materializzarsi davanti ai miei occhi un bellissimo uccello tanto di moda ultimamente, prediletto dal nostro Proclamatore del consiglio, uno splendido gufo.
A certa gente dovrebbero aumentare il costo del biglietto!!!
Pensavo a quel povero marito, 44 anni assieme ad una donna così, in una casetta di 60 mq, “ma per noi va bene”, che ha comprato nel milanese: si chiama martirio quotidiano.
Dopo pochi minuti i più beceri luoghi comuni sui meridionali, dopo la prima decina lanciavo maledizioni a Garibaldi, arrivati a Forlì ero rassegnato, avevo compreso che solo un coltello alla sua gola avrebbe potuto liberarmi dell’importuna; il medico ogni tanto mi guardava ridacchiando, volevo chiedergli un narcotico, della cicuta qualunque cosa…
Beh in fondo è stato divertente, si sentono racconti straordinari sui treni, anche nostro malgrado.
Straordinari forse è eccessivo: sono dibattuto tra il considerarli banali episodi della quotidianità oppure piccoli cammei che, se non salvati, sarebbero condannati all’oblio.