L’amico Gabriele Trivelloni mi ha onorato di un commento bellissimo ad uno dei post precedenti, relativo alla nuova nascita del sito. Lo cito integralmente anche qui:
“Il nome significa molto…dalla cultura ebraica in poi. Se il nome può dire il Chi è, non c’è dubbio che ti sei autorizzato un nuovo battesimo, dopo quello di Panciutello (me lo sono sempre immaginato come qualcuno davanti allo specchio-sito che si compiace delle sue rotondità, e per cui si aspetta il riconoscimento di altro), a Chi pensa e perciò è presente ad altro.
È un nuovo battesimo col tuo sito, e questo me lo rende una importante novità: nomen omen.
Non faccio parte della schiera di coloro che pensano che nel nome si racchiuda l’essere, ovvero la definizione, di ciò di cui è nome. Come dice il tuo, l’essere è un adsum, ovvero non definitorio. Il tuo nuovo nome di battesimo, – visto anche che c’è un riconoscimento di una nuova nascita dalla morte di Panciutello -, è il nome dell’imputazione che dai a te stesso. Il nome dice la verità di qualcosa in quanto ne indica l’imputazione, e in questo caso l’autoimputazione.
D’altronde la stessa immagine che descrivo dello specchio era di questo tipo. Un nome, Panciutello, che voleva indicare l’imputazione di una forma di “quantità qualitativamente simpatica” ammiccante il voler essere riconosciuto per qualcosa di marginale ma che inducesse alla simpatia.
Non ho mai accettato quel nome, come ben sai, per la rappresentazione che davi a te stesso. Ora il nuovo nome di battesimo è rappresentanza di un desiderante che convoca anche altri ad essere dei cogitanti ergo adsunt.
Il primo nome era un’esclusiva identificativa. Il secondo è universale per chi lo riconosca come posto da te anche per sè.”
Leggendolo mi viene in mente il vitello d’oro, poi il nome come programma politico: in effetti i nomi dovrebbero essere sempre temporanei e imputativi. Il dottor Contri cita spesso il biblico “albero che si giudica dai frutti”: il fico che non dà frutti, in effetti, dovrebbe essere chiamato (e trattato appunto) con altro nome, ad esempio legna da ardere (che ha sempre una sua utilità): sarà un fico (produttore di fichi) solo dopo che sarà stato un fico (cioè avrà effettivamente prodotto frutti); capisco meglio una questione trattata tempo fa sul futuro anteriore.
La scelta del nome di un sito, in effetti, è una scelta politica, un’idea di lavoro e rapporti: adsum è proteiforme perchè non ha un programma da realizzare, non ha esclusioni o preclusioni ma sa assumere qualunque forma: la forma la si riceve dall’altro che mi fa venir voglia di approfittare di una proposta.
La lettura mi sembra uno di questi casi: il corpo stesso, di uno che legge, si dispone in un certo modo, così come il pensiero, che se è sano, si lascia fecondare, via gradimento, da quanto pensato dall’autore. Uno dei tanti casi di felice passività attiva.
Cosa ci ha a che fare il vitello d’oro? Il vitello era un idolo, quindi qualcosa di costruito a immagine e somiglianza delle idee imperanti nel popolo ebreo di quel momento circa la divinità: Dio, per essere considerato tale, deve essere di metallo prezioso e in forma di animale, come probabilmente erano abituati a considerare le divinità i popoli circonvicini.
Una creazione del narcisismo del popolo che, evidentemente, non voleva sfigurare coi vicini (celodurismo d’antan, lo spirito competitivo che all’epoca si giocava anche su questo): il mio dio è più ricco, più forte, più fecondo.
Il Signore che stabilisce l’allenza con Israele è tutto sull’adsum, con qualche concessione a tempio e sacrifici perchè gli ebrei (loro soltanto???) erano (ma oggi siamo forse da meno?) testardi per non dir di peggio.
Panciutello era, almeno in parte, il mio vitello d’oro: è morto non per causa di guerra, ma per consunzione e questo è un buon segno.
A 50 anni è possibile pensare ancora ad un nuovo inizio.