E con oggi (spostata ad oggi causa concomitanza con la domenica) è la terza… ne mancano due.
Festa del Santo Patrono della Polizia Municipale, San Sebastiano, martire.
Messa in Cattedrale, celebrata da Sua Eccellenza Reverendissima, Monsignor Antonio Lanfranchi Arcivescovo di Modena ed Abate di Nonantola.
L’inizio è entusiasmante: il coro intona il famoso “Introibo ad altare Dei. Ad deum qui laetificat juventutem meam.” di cui ho già parlato in altre occasioni.
Si parla di Dio (meglio padre) che rallegra la mia giovinezza: di quale giovinezza si tratta visto che i presbiteri che lo recitano sono, per definizione anziani?
La processione, purtroppo, è assai “ritagliata”, il clero presente pari a zero (giusto un assistente) e la liturgia è minimalista, non come vorrei che fosse quando celebra un Arcivescovo, ma tant’è…
Monsignore, forse emozionato per la presenza di tante divise ed autorità, inciampa pure nel Gloria, saltando a piè pari l’altissimo Gesù Cristo (che sappiamo non essere permaloso avendone viste sentite e subite assai di peggio).
Predica sobria, con equiparazione del nostro lavoro alla politica (come opera di carità, secondo il riferimento alla nota affermazione di Papa Paolo VI) che, considerati i tempi e la stima di cui gode la politica al momento attuale, non mi pare paragone tra i più felici.
Non dimentichiamo, tuttavia, che San Sebastiano è morto martire ed ecco il problema del rapporto tra leggi civili e legge di Dio.
Nel lavorare per mantenere efficace la legge della città, certamente, vi è un aspetto virtuoso nel lavoro della polizia municipale, come in tutte quelle forze dell’ordine che tutelano un tranquillo svolgimento delle attività sociali; vi è il rischio di trasformare quello che è un mezzo in un fine e di finire “sudditi” di un ordinamento giuridico ipertrofico ed arrogante.
Monsignore cita la coscienza, sacrario inattingibile a chiunque, dove si deve operare la scelta tra i due ordinamenti, quando tra questi vi sai conflitto; non mi piacciono i riferimenti alla coscienza (che mi ricordano tanto il grillo parlante di collodiana memoria).
Vorrei poter pensare che Sebastiano ha sacrificato la vita per non rinunciare alla propria bussola, ad un orientamento, nelle cose del mondo, del proprio pensiero che, se fosse venuto a mancare avrebbe svilito proprio il vivere “umano”.
Sebastiano è amico di Cesare, non lo contesta (non è un rivoluzionario), sa, mi auguro, che Cesare fatica a reggersi in piedi da solo e che la soluzione che va elaborando, la religione come sostegno dell’ordinamento civile, è sicuramente gravemente sbagliata.
Il cristianesimo non è una religione.
Temo che il Santo Martire non condividesse le mie idee.
Non può mancare la lettura della preghiera del vigile urbano;
“Signore Iddio, tu che vigili nel corso dei secoli, ed ogni cosa disponi con sobrietà e con fermezza, nell’ordine della tua provvidenza, veglia su di noi, votati al servizio dei nostri fratelli.
Tu ci donasti, nella vita terrena, l’esempio luminoso di fedele obbedienza alle leggi di Cesare, di amorosa sollecitudine verso chi è debole, di infinito amore verso chi erra, di umile e faticosa operosità nel quotidiano lavoro.
Dio fatto uomo, rendici degni di te, affinché la nostra giornata terrena sia degna anch’essa della missione a noi affidata.
Concedici, per intercessione di Maria, Madre Immacolata, di essere pronti a soccorrere chi ha bisogno di noi, esatti nel dovere, amanti della legge, fraterni con chi sbaglia, forti nelle intemperie, decisi contro chi offende la morale, la religione, la legge. Così, aiutando gli uomini nella loro quotidiana fatica, saremo suscitatori di concordia e di pace, nella turbinosa vita che corre nel mondo, e porteremo in esso l’eco gioioso dell’armonia dei cieli.”
L’eco gioioso dell’armonia dei cieli e decisi contro chi offende la morale e la religione… beh urge un cambio di rotta, la preghiera è da riscrivere.
La messa scivola via velocemente, quindi deposizione di corona al sacrario dei caduti della resistenza e ritorno.
Rimasto assente per alcuni giorni, ho avuto la gradita sorpresa di trovare l’orchidea che era data per morente, fiorita, unica nota positiva della giornata.
Sancte Sebastiane ora pro nobis