L’assenza è dovuta ad una serie di fattori, non ultimo quello ospedaliero che mi ha assorbito per un bel po’: amici e colleghi a tacer d’altro, sono stati ospiti dei nosocomi di Parma e Modena ed il mio dovere di buon samaritano mi ha ricordato che è una delle opere di misericordia corporale assistere gli infermi (l’opera in cui sono più allenato, però, è sopportare pazientemente le persone moleste: al lavoro mi sto conquistando la palma d’oro).
Tra plastificazioni di vertebre, stagliuzzamenti, prelievi, visite, prova da sforzo (il mio cuoricino sembra reggere, ancora), tutto è andato abbastanza bene e la cosa mi è di una certa consolazione.
Molto meno consolante la prolungata assenza di una collega, preziosissima, sia come collaboratrice, sia come amica, che tornerà a lavorare soltanto a settembre (fortunatamente non per motivi sanitari).
Nel frattempo anche un onomastico, oggi, quello dell’ottimo (ma sempre latitante, e su questo avrebbe da riflettere) Federico e la solennità, per la mia parrocchia, di San Benedetto, di cui sono notoriamente un fan.
Cresce bene anche l’orto che produce radicchi, pomodori, fagiolini, zucchine ed un bellissimo melone (uno solo purtroppo): il vedere crescere i frutti della terra, il raccoglierli, il sentire l’intenso profumo delle piante di pomodoro ha un effettivo lenitivo, tranquillizzante, come se mi riconciliasse con un passato perduto di cui rammento solo brandelli.
Per quanto mi trattenga ancora troppo al lavoro, ogni volta che me ne allontano, sebbene tanta strada debba percorrere, un altro balsamo rasserena le preoccupazioni.
Rimane una sensazione vaga di catastrofe imminente o possibile: stamattina, tornando da Modena, ho, fortunatamente, solo intravisto davanti a me (per poche decine di metri si è evitata una catastrofe appunto) un’auto che percorreva la tangenziale controsenso, ovviamente in corsia di sorpasso per il nostro senso di marcia.
Fortuna ha voluto che non vi sono stati frontali e le auto hanno tutte rallentato in modo da farla svoltare alla sua sinistra ed immettersi nell’uscita di Via Paradigna; sarebbe bastato un nonnulla…
Ho terminato anche di sistemare le foto della mia escursione toscana; poco alla volta vedrò di metterle online per la gioia di chi vorrà approfittarne.
La vita politica continua ad essere quel che è abbastanza normale che sia in tempi così cupi; mi permetto di citare il Padre Shakespeare che diceva, in un celeberrimo passo: «La vita non è che un’ombra che cammina; un povero commediante che si pavoneggia e si agita sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla».
Se al posto di vita si mette politica il risultato non cambia, anzi forse migliora.
Inutile aspettarsi dalla politica risposte che non sa, non può ed in fondo non deve dare, non è in crisi la politica, o meglio, lo è nella misura in cui altro è ciò che è messo duramente alla prova. Potremmo fare un sondaggio.
La crisi kazaka, quella perdurante dei marò prigionieri in India, le polemiche inutili su un inutile ministro, inutilmente insultata da un becero rappresentante di istituzioni allo sbando.
A cosa serve il ministro Kyenge (non come persona ovviamente, occorre precisarlo, non si sa mai)? mi sembra messa lì da una logica populista tanto quanto populista è la parte avversa.
Basta, troppo tempo dedicato ad avversari che tutto sono meno che alternativi.
Di cosa val la pena occuparsi?