Ieri sera, in treno, ho assistito ad una storia di ordinario razzismo che mi ha un po’ sconcertato.
Un mio vicino di posto, al cellulare, sta cercando un appartamento in affitto; presumo sia un infermiere, non aggiungo altro e vengo subito alle sue frasi, a parte quelle solite, sulla distanza dal luogo di lavoro e sulle dimensioni: “io sono abruzzese”, la controparte evidentemente non ci crede perché continua “vabbè sono campano, ma se dico che sono campano tutti pensano che sono di Napoli e non va bene”.
Mi ha fatto impressione questo disagio da parte di un conterraneo dei predetti napoletani, uno che ci è cresciuto a poca distanza, una forma di razzismo.
Che oggi mi è venuto da collegare ad uno scandalo di dimensioni colossali, scoppiato in Canada: il premier, il fascinoso Justin Trudeau, ha dovuto scusarsi pubblicamente per via di una foto, scattata nel 2001 e pubblicata da Time, in cui il giovane allora ventinovenne di belle speranze, udite udite, partecipa ad un festa scolastica in costume con turbante in testa e faccia colorata di nero.
E lo scandalo in cosa consiste? Nel fatto che tale travestimento sarebbe razzista.
“Mi scuso profondamente. Ora riconosco che è stato un gesto razzista di cui mi pento”, poi il premier promette che continuerà a lavorare per combattere l’intolleranza e la discriminazione, nonostante l’errore fatto in passato.
Quando ho sentito che si trattava di un travestimento durante una festa in costume mi si sono rizzati tutti i peli per l’orrore, sono quasi scivolato dalla sedia per la costernazione e mi sono chiesto angosciato come sia stato possibile, nel civilissimo Canada, farsi buggerare da cotanto razzista fino ad eleggerlo come premier.
Ho pensato ad Agostino, quello di Ippona, un africano che si è concesso qualche peccato carnale, di quelli intellettuali non mi occupo, non interessano alle masse, per poi accettare l’elezione a vescovo e predicare la castità.
Delle due l’una: o Agostino è stato un vergognoso incoerente indegno del gravoso incarico episcopale perché macchiato, appunto, dai numerosi errori di gioventù o Justin Trudeau è un pericoloso, anzi pernicioso, talebano dell’Ideale.
Un altro dei tanti creatori di un Uomo Nuovo, tutto perfetto in ogni pensiero, parola e opera, una funzione matematica che espunge ogni minimo riferimento a qualcosa che possa risultare difforme dall’Ideale.
Conferirei al povero Trudeau il premio Nobel dell’Amore perché sono sicuro che trascorrerà insonne tutte le notti che gli resteranno da vivere, pensando all’orrendo crimine commesso e a come porvi rimedio, perché nessuno mai più possa combinare qualcosa di così atroce.
Se gli andassero male le elezioni, propongo di invitarlo in Italia, dove farebbe sicuramente fortuna ora che abbiamo anche noi, finalmente, il governo dell’amore universale.
Perché ho notato un tratto comune ai nostri attuali governanti: sono tutti portatori della missione di combattere l’odio che i sovranisti avrebbero sparso a piene mani, sono tutti amorevoli ed amorosi, colmi d’amore, tanto colmi da doverlo riversare addosso a chiunque osi contrastare la loro trionfale marcia verso la concordia universale.
Mi aspetto a breve il pubblico ludibrio verso chiunque osi fare dell’ironia su qualunque argomento che non sia la demonizzazione di Salvini, quindi a scuola vieterei Dante (islamofobo, omofobo), ma anche Manzoni (troppo cattolico, quindi divisivo), ovviamente D’Annunzio (fascista), Shakespeare (antisemita e razzista) e via censurando.
Il buon Giuseppe Verdi mi sembra da bandire da ogni teatro perché è a dir poco razzista (Otello è nero, la zingara Azucena brucia il proprio figlio), misogino (La donna è mobile qual piuma al vento, muta d’accento e di pensier), sostenitore dell’alcolismo (Libiamo, amore fra i calici più caldi baci avrà), sovranista (Patria oppressa! Il dolce nome/ no, di madre aver non puoi,/ or che tutta a’ figli tuoi/ sei conversa in un avel!) e guerrafondaio (Se quel guerrier io fossi), come, del resto, tutti gli autori risorgimentali.
In altri paesi pare si stiano organizzando come, ad esempio, negli States con l’abbattimento delle statue di Cristoforo Colombo.
Si chiama formazione reattiva: ne uccide più l’Amore della spada.