Odio e belladonna

Tornato a Rimini per continuare l’opera di svuotamento della libreria, ho avuto ancora una volta il privilegio di esservi ben accolto così che, nonostante un antipatico imbarazzo di stomaco che mi ha messo ko per una sera, la consueta – e sempre piacevolissima – cena con Don Piero non me la sono fatta sfuggire. Mi ha raccontato la sua visita a L’Aquila e di un po’ delle sempre splendide avventure che sa raccontare magistralmente.

Visita al mio mitico Umberto, in splendida forma in ogni senso e, finalmente, anche professionalmente dopo che è stato liberato di ostacoli e pesi morti che, per anni lo hanno tenuto frenato. Rimango convinto che, purtroppo, si stia allevando qualche serpe (mamba nero? Inland taipan? Comunque tra i più velenosi al mondo) in seno ma è anche vero che la sua carriera è ormai al termine e l’ingratitudine di cui sarà vittima, fortunatamente, non uccide. Temo anche la politica che non apprezza la gente che lavora con competenza ed autonomia.

Esco a cena, con lui e la mia adorata Grazia, unica sopravvissuta di una serie di incatorcimenti (la WonderDanielina e la Piccola Porky’s) e impegni che hanno tenuto lontano alcuni dei miei desiderati commensali (Felicetto sei un cornutaccio disgraziato farabutto e ceffo); ci raggiungono e ne sono onorato sul serio la mitica Roberta che festeggiava il suo compleanno ma che ha potuto resistere alla tentazione di venire a scambiare 4 chiacchiere: su di lei gli anni non lasciano il segno forse grazie alle miracolose pozioni di cui si nutre tra le quali, la più conosciuta, per cui ha tenuto anche conferenze, riguarda l’utilizzo dei semi di lino.

Oltre a lei è intervenuto anche il super impegnatissimo Stefano, consigliere sgobbone che ha a cuore il bene della città (incredibile vero?) e che viene subissato delle più strane richiesta da parte di una sorta di circo Barnum che cerca di campare dei favori del sottogoverno della politica: come sarà mai possibile cambiare qualcosa se sono tutti sempre a chiedere favori?

Una curiosità: passando dal suo ufficio per un’informazione, stamattina, sono stato scambiato, da una avvenente e simpatica signorina, per il nonno del bellissimo Pietro (figlio unenne di Stefano); mi ha addirittura detto che mi assomiglierebbe il che dimostra che le donne quando vedono un bambino piccolo non capiscono più nulla, letteralmente (assomigliare a me? poverino), e dimostra anche che quando sono in ferie devo continuare a radermi perchè l’effetto barba è evidentemente devastante: va bene che Stefano abbia 10 anni meno di me ma passare per suo padre o suo suocero è davvero troppo; urge ordinare un tir di rasoi e di schiuma da barba!!!

Fortunatamente per la signora in questione non ho capito subito che si riferiva a me (appunto perchè mi pareva insostenibile la somiglianza) altrimenti mi sarei divertito a metterla in grave imbarazzo: peccato per l’occasione perduta anche perchè mi avrebbe fatto piacere bere un caffè con lei… mi piaceva il sorriso aperto e simpatico.

Ho iniziato l’ultima giornata del mese di agosto passando per il cimitero di Rimini dove ho fatto visita a Gianfranco Ricci, amico di palestra di ormai sono quattro anni fa: non amo andare per cimiteri, pratica che ho smesso da anni ma in qualche modo mi sento legato al ricordo di Gianfranco in un modo che non saprei spiegare, credo abbia a che fare con l’assenza di mestizia.

Tornando ho avuto anche il piacere di pranzare con Agostino, anche lui in buona forma, tutto sommato: auto sovraccarica di libri, ma quanto pesa la carta!!!

Due telefonate importanti e molto gradite hanno coronato la giornata; l’ottimo Federico con cui ho scambiato piacevoli battute e che spero di poter incontrare quanto prima ed il fantastico Fabio che è una straordinaria persona; sia lui che la moglie sono tra le persone che più stimo ed apprezzo per la capacità di affrontare le enormi difficoltà che hanno incontrato senza elucubrazioni e senza impostare i rapporti in base alle sofferenze patite.

Oggi ho fatto una nuova scoperta, semplice ma importante: l’antieconomicità dell’odio; odiare costa, è impegnativo in termini di tempo e risorse.

Chi odia non la finisce mai perché non cerca la fine – soluzione? – ma il perpetuarsi di una situazione; si potrebbe dire che l’odio è una causa del pensiero (e quando ci sono cause son dolori).

Oggi mi si è presentato questo gioco di parole: la bella donna è belladonna se la bellezza è astratta cioè preesistente al giudizio di gradimento.

“Ha un bel telaio”, così mi dice un collega parlando di una bella donna: è ovvio che intende fare un complimento e non lo contraddico, tuttavia mi pare che qualcosa stoni.

Non ci sono telai e non perché sono femminista – non lo sono – non ci sono telai perché gli uomini, donne comprese, non  sono componibili a pezzi come fossero bambole e l’idea di telaio mi fa pensare a una separazione tra corpo e pensiero per cui si guarda al corpo facendo fuori il pensiero.

La donna diventa Oggetto, metafisica, astratto, desiderato a prescindere da un qualunque possibile eccitamento; non è il rapporto a far venire voglia ma è il telaio a causare la concupiscenza.

Ho avuto una discussione con alcuni, sulla rimozione, in un certo posto di lavoro, di svariati poster rappresentanti donne nude: ne ho visti tanti di questi ritratti, nei calendari definiti da “meccanici” o da “camionisti”. Tutti difendevano la necessità di mantenerli, chi invocando l’ironia (sarò limitato ma non ci vedo ironia in una donna nuda con le gambe aperte) chi la necessità di non censurare, chi, ancora, sostenendo che se si tollerano le campane che suonando quotidianamente disturbano la gente, si deve tollerare anche l’esposizione di questi calendari. Sono rimasto senza parole.

Sono gli effetti della belladonna che, non a caso, ha come nome latino “Atropa belladonna” per gli effetti letali che derivano dall’ingestione delle bacche (Atropo è la Parca che taglia il filo della vita): la belladonna campeggia nei calendari anche se non è richiusa in quelle pagine patinate e non è teoria solo per meccanici, barbieri o altre categorie ritenute più “rozze” di altre; è ben diffusa ed equamente anche in giovani laureati.

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