Dopo una notte tumultuosa, con sonno inquieto (che sia stata l’assegnazione al centro storico ufficializzata ieri?) stamattina mi è tornato in mente un ricordo delle scuole medie e precisamente la gita a Verona durante non ricordo quale anno dei tre.
La gita prevedeva, tra l’altro, la visita al Museo di storia naturale; manco a dirlo non ricordo nulla di quella gita se non un istante o due: all’uscita del museo credo di avere mostrato alla mia allora adoratissima insegnante di matematica, la prematuramente scomparsa professoressa Gianfranca Fadda, una cartolina appena acquistata (e che dovrei avere ancora, da qualche parte) che riproduceva un pezzo della collezione di fossili e precisamente un pesce.
Quella immagine mi ha rimandato ad un’altra, per me assai consueta che è spesso riprodotta nelle chiese o comunque nelle immaginette dei salesiani: san Domenico Savio accanto a don Bosco.
Non intendo essere blasfemo, sia ben chiaro, ed ogni paragone tra i vari protagonisti è improponibile.
Resta il fatto che mi ricordavo accanto alla professoressa come rammentavo san Domenico Savio vicino a don Bosco: una sorta di riconoscimento di una eredità o consonanza.
Il rapporto con questa insegnante era stato segnato da un paio di episodi decisamente inconsueti, almeno per i giovani d’oggi; il primo risale al primo anno, non saprei meglio precisare: uno dei compagni della numerosa classe fischiò all’inizio della lezione di matematica. la professoressa chiese chi fosse stato e, di fronte al silenzio compatto della classe, punì tutti indiscriminatamente, con un due sul registro.
Ci pensate? un due in comportamento a me che sono sempre stato lo specchio di ogni virtù scolastica. Solo a pensarci mi agito ancora oggi (scherzo).
Il secondo episodio accadde in occasione di una esercitazione, chiamiamola così: si trattava di portare in classe alcuni lombrichi, animaletti che non mancano di certo nell’orto e nel giardino di casa; li portai custoditi all’interno di un vasetto.
In classe i vasetti vennero aperti e gli animali appoggiati sui banchi riparati da alcune pagine di giornale: a me facevano un po’ schifo, per dirla con un eufemismo, ma la mia insegnante fu inflessibile, quegli anellidi dovevo proprio prenderli in mano, toccarli, nonostante mi facessero ribrezzo.
Obbedii, come Garibaldi.
Quella insegnante ricevette però una delusione, quando le confidai che era mia intenzione iscrivermi al liceo scientifico: lei pensava che dovessi frequentare il classico (e aveva probabilmente ragione).
Era una fuga, non la prima né l’ultima, di fronte ad una sfida che pensavo di non essere in grado di superare: lo scientifico era una buona soluzione di compromesso e quella strada imboccai.
Mi sono diplomato egregiamente ma di scientifico non ho acquisito nulla, la mia formazione, per quanto molto superficiale, è tutta umanistica.
Poi ho scoperto il diritto, un primo diritto, amico del diritto statale, una sintesi la riprendo da uno degli ultimi post di Giacomo Contri, giusto di ieri: “agisci in modo che il tuo atto produca sempre condizioni favorevoli.”
Si tratta di alternativa di civiltà: la scienza dei lombrichi (come la fisica – di cui non ho capito mai nulla – o la chimica o la matematica) è un’alternativa alla giuridica.
Parma, 23 gennaio 2018 memoria di santa Emerenziana martire