Non entro nel merito della vicenda della morte, evento spropositato che deve essere sempre e a ogni costo evitato, del ragazzo napoletano, colpito da un carabiniere, di cui si parla tanto in questi giorni.
Non mi occupo quindi di un tragico epilogo che non doveva accadere; mi limito soltanto a notare, se è vero quel che ho letto e sentito in TV che c’era un ciclomotore o qualcosa del genere, con tre persone a bordo, tutte senza casco; ciclomotore forse non assicurato; due dei tre erano pregiudicati di cui uno pure ricercato.
Ribadisco che non so se sia tutto vero, ma se lo fosse mi viene da chiedermi, ancora una volta, in che paese viviamo; non sembra strano a nessuno che tre ragazzi se ne vadano in giro con motorino non assicurato, senza casco e che non si fermino a un posto di blocco o comunque davanti all’auto dei Carabinieri?
Uno di questi poi, si sarebbe dato alla fuga per paura? paura di cosa?
Ho sentito, alla radio e di sfuggita, che un ex senatore del Pd, magistrato ed ex sindaco di Castellammare di Stabia, avrebbe rilasciato dichiarazioni politicamente scorrette. Sono andato a leggerle sul sito metropoliweb ed ho scoperto che sono dichiarazioni del tutto logiche, condivisibili e non ideologicamente irrealistiche.
Dichiaro apertamente che se il dottor Luigi Bobbio si dovesse candidare nella mia circoscrizione gli garantisco il mio voto e il sostegno e questo non significa negare responsabilità che andranno acclarate con la giusta calma che deve contraddistinguere l’operato della magistratura.
Leggo dal Corriere che, durante un corteo a Napoli, per manifestare sostegno alla famiglia del giovane si gridavano slogan del tipo: “La camorra ti protegge, lo Stato ti uccide”; cito da Wikipedia, scegliendone alcuni, non tutti e senza pretesa di esaustività:
- Mariano Mellone (12 marzo 1981), padre di una bambina di appena 1 anno, ucciso per errore a seguito di sparatoria fra clan rivali
- Dino Gassani (27 marzo 1981), avvocato penalista, ucciso nel suo studio per non aver voluto rinunciare alla difesa
- Giuseppe Grimaldi (27 marzo 1981), segretario dell’Avv. Dino Gassani
- Giuseppe Salvia (14 aprile 1981), vice direttore del carcere di Napoli-Poggioreale
- Simonetta Lamberti (29 maggio 1982), figlia del giudice Lamberti di Cava de’ Tirreni
- Salvatore Nuvoletta (2 luglio 1982), carabiniere ventenne, ucciso perché accusato a torto dalla camorra di aver partecipato allo scontro a fuoco in cui morì un loro affiliato
- Antonio Ammaturo (15 luglio 1982), vicequestore della Polizia di Stato a Napoli
- Pasquale Paola (15 luglio 1982), agente che accompagnava Antonio Ammaturo
- Elio Di Mella (7 ottobre 1982), carabiniere trentenne, ucciso mentre conduceva il detenuto Mario Cuomo, uomo della Nuova Camorra Organizzata, in tribunale
- Franco Imposimato (11 ottobre 1983), Maddaloni, ucciso per ritorsione nei confronti del fratello, il giudice Ferdinando Imposimato, e per il suo impegno sul territorio
- Giancarlo Siani (23 settembre 1985), giornalista ucciso per degli articoli che aveva scritto
- Mario Ferrillo (5 novembre 1986), impresario teatrale assassinato a Licola scambiato con noto camorrista locale lascia moglie e quattro figli di cui la più piccola Marianna di 10 anni
- Rosa Visone (8 novembre 1986), di 16 anni uccisa a Torre Annunziata, per errore a seguito di sparatoria tra carabinieri e pregiudicati camorristi
- Luigi D’Alessio (8 novembre 1986), maresciallo dei carabinieri, ucciso a Torre Annunziata in seguito a conflitto a fuoco con pregiudicati camorristi
- Gennaro Galano (12 novembre 1986), segretario della X municipalità di Napoli della Democrazia cristiana, titolare insieme con il fratello dell’omonimo Bar “Galano”, situato in una delle piazze più importanti della città. Deciso a non piegarsi al racket della camorra, fu assassinato all’uscita del suo bar mentre era in compagnia della figlia.
- Cipriano Licenza 1983, nativo di San Cipriano d’Aversa (CE) e residente in Casapesenna (CE), ucciso per scambio di persona, confermato dalle dichiarazioni delle persone che parteciparono alla sua uccisione, dichiarazioni rilasciate durante le sentenze.
- Tobia Andreozzi (30 agosto 1990), un ragioniere incensurato, estraneo alla camorra fu eliminato per il solo fatto di trovarsi in compagnia del vero obiettivo dei sicari.
- Angelo Riccardo, (21 luglio 1991), giovane di Casapesenna (Caserta) – 21 anni. Era un testimone di Geova, stava andando alla sala del Regno con i sui amici, muore durante un conflitto a fuoco tra i clan avversari dei casalesi.
- Alberto Varone, 24 luglio 1991, ucciso dal clan di Sessa Aurunca (CE) per non aver voluto cedere la sua attività.
- Stefano Ciccarelli, (31 luglio 1991), elettricista di Villa di Briano (attualmente residente a Casal di Principe) ferito alla colonna vertebrale all’età di 29 anni, costretto a vivere su di una sedia a rotelle per il resto della sua vita. Stava rincasando dopo una lunga giornata di lavoro, quando venne ferito gravemente da una pallottola vagante durante un conflitto a fuoco tra i clan avversari casalesi.
- Nunziante Scibelli (30 ottobre 1991, Lauro, AV) la faida Cava-Graziano miete la prima vittima innocente della sanguinosa guerra tra clan. Si chiama Nunziante Scibelli, ha 26 anni, è di Taurano e fa l’operaio. La sua colpa: passare pochi istanti dopo con la stessa macchina del vero obiettivo dei killer, un’Alfetta marrone. Succede a Ima, frazione di Lauro.
- Giuseppe Diana (19 marzo 1994), parroco di Casal di Principe.
- Gioacchino Costanzo (15 ottobre 1995), un bimbo di due anni, viene ucciso per mano della camorra. Era in auto con lo zio, un pregiudicato, venditore di sigarette di contrabbando, che il “commando” di sicari aveva deciso di eliminare.
- Raffaele Pastore (23 novembre 1996), commerciante di Torre Annunziata, ucciso dalla camorra nel suo stesso negozio per aver denunciato un’estorsione e aver fatto arrestare un camorrista.
- Silvia Ruotolo (11 giugno 1997), madre di famiglia di 39 anni uccisa per errore in un conflitto a fuoco.
- Alberto Vallefuoco (24 anni), Salvatore De Falco (21) e Rosario Flaminio (24), uccisi a Pomigliano d’Arco perché scambiati per componente di una banda rivale (20 luglio 1998).
- Giovanni Gargiulo (18 febbraio 1998), ammazzato a 14 anni.
- Giustino Perna, 30 aprile 1999, assicuratore, ucciso per una vendetta trasversale nell’ambito della faida di Pianura.
- Luigi Sequino e Paolo Castaldi (10 agosto 2000), ragazzi uccisi a 20 anni per errore.
- Valentina Terracciano (12 novembre 2000), ammazzata a due anni
- Federico Del Prete (18 febbraio 2002), sindacalista
- Paolino Avella (5 aprile 2003) diciassettenne ucciso a seguito di una rapina a San Sebastiano al Vesuvio
- Annalisa Durante (27 marzo 2004), ragazzina uccisa a 14 anni per errore
- Antonio Landieri (6 novembre 2004), disabile venticinquenne ammazzato per errore
- Ciro Galotta (29 giugno 2007), ucciso per errore dai casalesi
- Giuseppe Veropalumbo ucciso il 31 dicembre 2007 la sera di fine anno da una pallottola vagante a Torre Annunziata
- Domenico Noviello (Baia Verde, 20 maggio 2008), imprenditore ribellatosi al pizzo impostogli dal clan dei casalesi diversi anni prima, già sotto protezione
- Raffaele Granata, ucciso l’11 luglio 2008, padre del sindaco di Calvizzano: ucciso per aver rifiutato di pagare il pizzo al clan dei casalesi
- Nicola Nappo, 23 anni, ucciso per errore il 9 luglio 2009 a Poggiomarino.
- Vincenzo Liguori, (13 gennaio 2011), 57 anni, meccanico ucciso per errore in una sparatoria a San Giorgio a Cremano.
- Pasquale Romano (15 ottobre 2012), 30 anni, ucciso per errore da due sicari in sella ad una moto a Napoli, nel quartiere di Marianella, al confine con Scampia, perché scambiato per uno spacciatore a cui assomigliava.
- Vincenzo Ferrante (26 febbraio 2014), 29 anni, ucciso per errore ad Arzano, all’interno di un solarium, perché ritenuto un guardaspalle di un boss, ucciso nello stesso agguato.
Sapete chi sono queste persone citate in un gelido elenco? Vittime dello Stato forse?
Non sono qui a difendere uno stato indifendibile, non parlo di stato ma di civiltà, di civile convivenza: è tanto difficile andare in motorino in due e col casco?
Si parla tanto di razzismo, ma, lo ribadisco: è razzista innanzitutto chi pensa di essere soggetto di diritti a prescindere, non correlati ai doveri, non è questione di razza, etnia, provenienza geografica o religiosa.