Dopo la tormenta di neve che ha accompagnato, ieri, il mio girovagare tra Parma, Milano e Modena, oggi mi sono dedicato al mio dovere di buon cittadino italiano e, con il treno, me ne sono andato a Rimini, a votare.
Ricordando un famoso adagio, ho dovuto turare i pertugi turabili, non soltanto il naso, per farlo.
Ho votato due partiti molto diversi tra loro, per camera e senato, sebbene ritenga del tutto inutile la mia scelta.
Comprendo poco la politica, che mi sembra un’occupazione pesante e pedante oltre che ipocrita anche se, lo so bene, indispensabile in democrazia (che è un bene da tutelare).
C’è però un diverso tipo di politica, praticata da chiunque, sebbene spesso con esiti poco soddisfacenti, che è quella di costituzione di rapporti e qui, al momento, mi fermo.
Spero anche di avere convinto qualche amico a non votare le stelle (storicamente precedenti le stalle in cui si finisce, essendo da lì partiti), dopo il suicidio assistito di Giannino (che avevo sponsorizzato).
Adempiuto il mio dovere, ho trascorso la giornata tra amici e colleghi: ho visto un bel numero di facce nuove, il che mi ha un poco intristito, facendomi sentire ormai un quasi estraneo.
Ho ritrovato, però il sempre mitico Umberto, con l’ancor più mitica Luana, di cui sono stato improvvisato ospite, trattato, come sempre, da re: pizzoccheri (tre piatti), cotolette di pollo all’arancia (bis), torta di pere e ciambella con la nutella, il tutto accompagnato da un ottimo vino rosso e da passito.
Cosa si può chiedere di più dalla vita?
Un saluto, poi anche alle sempre mie predilette Roberta, Silvia e Wonderdanielina: tutto di corsa, purtroppo.
Ad ogni ritorno aumenta, pungente, la nostalgia di persone con le quali ho condiviso un bello e lungo percorso, con le quali era un piacere incontrarsi anche fuori dal lavoro, scambiare opinioni, organizzare qualche gita, mangiare assieme.
Tutto questo mi manca terribilmente.