“La parola è un evento”, debbo questa frase all’amico Gabriele Trivelloni che ho avuto il piacere di rivedere, dopo una lunga pausa, ieri sera.
Parlavo di varie ed eventuali, senza uno scopo preciso, raccontando eventi della vita quotidiana di questo periodo; gli ho accennato a due questioni, tra loro diversissime.
La prima ha a che fare coi Certosini, un ordine monastico che si dedica in special modo alla contemplazione; ebbene caratteristica di questo ordine è, tra altre, il silenzio: i certosini non parlano se non è strettamente necessario e trascorrono la gran parte della vita in solitudine.
Si astengono dal parlare, questo mi ha molto colpito.
Al contrario, un episodio diverso in cui parlavo di una persona che conosco, la quale dedica buona parte dei suoi discorsi (al lavoro) a giustificare sé stesso e criticare gli altri, inserendo questi vaniloqui in ogni conversazione, qualunque ne sia l’argomento.
Un curioso caso di persona che parla continuamente delle sue azioni, proiettandole sugli altri, quasi si sentisse costretto a confessare le sue inadempienze ma accusandone chi lo circonda (non sto parlando di colleghi, sia ben chiaro, l’ambito lavorativo è tutt’altro) .
In un caso astensione, profluvio nell’altro, in entrambi è chiaro che la parola è il primo luogo di imputabilità.
La parola è l’atto per eccellenza che può sanzionare o essere sanzionato, è anche lo strumento che permette il rapporto perché è la parola che costituisce l’essere umano.
Non sto a citare Federico II ed il suo famoso esperimento narrato da fra’ Salimbene de Adam (peraltro parmigiano di origine) ma è fuori di dubbio che parlando si crea il rapporto con l’altro e, in caso di rotture, la prima cosa che si revoca è il saluto (si dice “togliere il saluto”), anatema non privo di conseguenze giuridiche ed economiche.
In questo tipo di anatema ho una certa esperienza, lo ammetto con rammarico; questo sito è un lavoro fondato sulla parola, ponte per invitare tutti coloro cui venga voglia, di prendere iniziative.
Restano scarsi i risultati, ma non demordo.
Parma, 13 agosto 2020 memoria di San Giovanni Berchmans