Hollande De Luca e Dieudonné

Leggo dai giornali che il presidente francese Hollande ha sottoscritto un appello in favore dello scrittore Erri de Luca, indagato in Italia per istigazione a delinquere (almeno credo) per avere sostenuto che la TAV è un’opera che è legittimo sabotare.

Non entro nel merito della vicenda TAV che non mi interessa se non marginalmente poichè ritengo che quando uno stato decide legittimamente di costruire un’infrastruttura, questa debba essere realizzata e basta.

Sono contrario ai reati di opinione poichè le opinioni pur non essendo tutte legittime debbono essere giudicate e sanzionate da quel tribunale a due gambe che è ciascun uomo; una volta che un’idea si è presentata non possibile farla scomparire e continuerà a produrre danni se non viene giudicata e lasciata cadere se non meritevole.

Dunque no alla censura, quindi de Luca è liberissimo di criticare tutto quel che gli pare e piace, liberissimo anche di dire le peggio sciocchezze se crede; non è libero di commettere reati, questo, per il momento, non è ancora permesso, quindi, che sia uno scrittore (gli scrittori per il solo fatto di scrivere e riuscire a pubblicare sono ipso facto degli intellettuali? viviamo proprio in periodo di estremo buonismo) e, forse, un intellettuale, poco importa.

Vediamo adesso cosa dicono i galletti d’oltralpe, sul quotidiano Libération: «Mentre la Francia si è appena mobilitata per difendere la libertà d’espressione, come potrebbe lasciare uno scrittore rischiare la prigione per le sue dichiarazioni pubbliche?», poi continuano «In quanto lettori esprimiamo la nostra solidarietà a Erri De Luca. In quanto cittadini, chiediamo allo Stato francese di ordinare alla Sncf-Réseau (la compagnia ferroviaria francese che partecipa al progetto Torino-Lione, ndr) di ritirare la querela. In quanto europei, chiediamo al Parlamento europeo di pronunciarsi sulla libertà di critica di un progetto finanziato dalla Commissione europea con i nostri soldi. In quanto difensori della libertà d’espressione, non accettiamo che uno scrittore possa essere perseguito per le sue parole».

Hollande a sostegno di questa campagna afferma: «Non voglio intervenire in vicende giudiziarie, ma ciò che posso fare, a nome della Francia, è sostenere sempre la libertà d’espressione e di creazione, e questo vale anche per gli autori, siano essi francesi, italiani o di ogni altra nazionalità, che non vanno perseguiti per i loro testi».

Considerato che l’istigazione a delinquere è punita con pena da uno a cinque anni, dire che de Luca non rischia il carcere nella maniera più assoluta, ciononostante gli intellettuali francesi ed il presidente in persona si mobilitano per difendere la libertà di espressione.

Forse perchè l’intellettuale de Luca è un esponente di certo mondo di sinistra ormai ben noto?

Sono malizioso, lo ammetto, ma non riesco a dimenticare quel cittadino francese, tal Dieudonné che dice di sè di essere un comico; ordunque questo personaggio che ritengo proponga spazzatura intellettuale, tuttavia lavora nel mondo dello spettacolo.

Lavora dicendo, da quel che leggo dai giornali, cose deliranti (non voglio scrivere cose di pessimo gusto, mi trattengo) sugli ebrei, popolo che non da ora ritengo straordinario.

Questo personaggio, l’anno scorso si è visto bloccare gli spettacoli dal consiglio di stato francese, organo statale di evidente censura, mi parrebbe, nel caso specifico, ma non so come funzioni l’ordinamento francese quindi, per ora mi astengo da altri commenti.

Arriviamo alla strage di Charlie Hebdo: il nostro ineffabile intellettuale cosa fa? scrive su facebook di sentirsi «Charlie Coulibaly», unendo in un disgustoso connubio il nome del giornale satirico vittima dell’attentato col nome dell’assassino del supermercato ebraico.

Per tutta risposta la procura di Parigi apre un’inchiesta per apologia di terrorismo.

Cito dal Corriere della Sera online: «Un reato per cui le autorità francesi hanno promesso massima severità, come prova la condanna emessa nella stessa serata dal tribunale di Tolone, tre mesi senza condizionale a un uomo che aveva postato su Facebook foto e messaggi inneggianti alla jihad e ai violenti fatti dei giorni scorsi.»

Il sedicente comico, continua l’articolo del Corriere “si è difeso con una lettera aperta al ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve, in cui accusa lo Stato francese di trattarlo «come il nemico pubblico numero 1», anche se lui cerca «solo di far ridere», proprio come «Charlie Hebdo». «Quando io mi esprimo, non si cerca di capirmi, non mi si vuole ascoltare. Si cerca un pretesto per vietarmi. Mi si considera come Coulibaly mentre non sono diverso da Charlie», scrive Dieudonné, che dice di sentirsi perseguitato «con tutti i mezzi. Linciaggio mediatico, divieti ai miei spettacoli, controlli fiscali, ufficiali giudiziari, perquisizioni, inchieste. Oltre ottanta procedure giudiziarie si sono abbattute su di me e la mia famiglia»”.

Cito ancora dal Corriere (09/01/2014), quindi prima dei fatti di Parigi, quando a Nantes viene vietato lo spettacolo di Dieudonné: “La decisione delle autorità di Nantes sembra essere una prima risposta all’appello lanciato dal presidente francese Francois Hollande ai prefetti perché si mostrino «vigili e inflessibili» nell’applicazione della circolare del ministero degli Interni mirante a vietare gli spettacoli di Dieudonné. «Davanti all’antisemitismo, davanti ai problemi di ordine pubblico ed alle umiliazioni che rappresentano le discriminazioni – ha detto Hollande, senza citare esplicitamente il comico, inventore del gesto della «quenelle», una sorta di saluto romano al contrario – chiedo ai rappresentanti dello Stato, in particolare ai prefetti, di essere vigili e inflessibili»”.

Con tutto questo non intendo certo difendere il comico (ribadisco che un popolo che ci ha dato la Bibbia e Freud è un patrimonio dell’umanità) che per me potrebbe marcire nelle galere francesi, ma vorrei che il presidente Hollande fosse il presidente di tutti i francesi e si preoccupasse di tutti gli europei non solo di quelli che piacciono alla sua sinistra.

Capisco che fare il presidente di cotanto stato sia impegnativo ma proprio per questo consiglierei a Monsieur le Président di non sprecare energie nel cantarsela e suonarsela, non spetta a lui stabilire chi è intellettuale e chi no e quindi chi può dire qualsiasi cosa e chi deve essere censurato.

Mi rattristo pensando che il doppiopesismo non è solo tipico dell’Italia (vedi il recente caso Lupi) e non mi consola che in Italia nessuno abbia fiatato.

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