Dal Papa alla bomba atomica passando per la mamma

Domani inizia il secondo anno, eh già, è trascorso un anno da quando il dottor Berretta e la sua splendida equipe hanno salvato la vita di mia madre.

Ero a Modena, allora, senza prospettive e assai preoccupato; le cose sono andate come non osavo sperare.

Oggi non sono più io a occuparmi dell’orto, tornato competenza esclusiva della mia instancabile (beh mica tanto in realtà) generalessa, salvo per i trasporti ad acquistare le piantine (come stamattina) o quelli a depositare  i resti delle pulizie dell’orto, con la carriola.

Ringrazio, ancora, a distanza di un anno tutti coloro che mi sono stati vicino e mi hanno dato una mano, dal già citato dottor Berretta al dott. Bacchini (come uno è espansivo e comunicatore l’altro è timido e riservato) a tutti i loro collaboratori, agli amici tra i quali cito oggi la splendida Elisa che, da Modena con fervore, mi ha aiutato ad avvicinarmi.

Oggi per la storia dell’umanità ricorre ben altro anniversario: lo sgancio della prima bomba atomica su Hiroshima, 69 anni fa. L’energia nucleare usata per scopi bellici è  testimonianza della follia, lucida, dei governanti che hanno deciso di farne uso.

Il nome dell’aereo che ha trasportato il micidiale ordigno è quello della madre del pilota: dove c’è un disastro una mamma non manca mai: mi chiedo che stima potesse avere di sua madre un uomo che chiama il suo aereo, un bombardiere, come la propria madre.

Data importante anche per la storia della chiesa perchè il 6 di agosto 1978 si spegneva il Santo Padre Paolo VI, il pontefice della mia giovinezza; sino ad allora non sapevo cosa fosse un conclave, nè mi immaginavo un altro papa.

Verrà santificato a breve e credo che lo meriti, certo è che si è trovato a vivere in un momento drammatico della storia italiana a non solo, temo ne sia rimasto “asfaltato”, schiacciato da enormi sfide che ne hanno offuscato la memoria.

Il bello della chiesa è che non esiste un modello di papa: ogni epoca ha avuto pontefici con caratteristiche diverse, dal pontefice mediocre che sussurra con voce tremolante al sant’uomo che incita i fedeli con proclami roboanti, dal mistico al porcellone.

Ma è sempre andata avanti, come anche oggi, anche se con molta molta più fatica, perchè in fondo il papa è indispensabile ma non è colui che salva il mondo.

Chi salva il mondo è la “testata d’angolo” che, non a caso, i costruttori hanno scartato, che ognuno di noi scarta ogni giorno quando la relega a santino, a fondatore di una religione, a mistico amante dei poveri.

La chiesa fa quel che può, nel suo avere aperto le porte al pensiero greco e ci basta.

Dal Pontefice regnante vorrei che proclamasse santo un personaggio che ha riabilitato il pensiero di Cristo, ma non nutro soverchie speranze.

D’altronde chiamarlo san Sigmund sarebbe emulare chi ha già provveduto in merito chiamandolo genio: i santi come i geni sono qualcosa che è inattingibile, quindi che non ci riguarda.

Che genio! che santo! modi eleganti per sbarazzarsi di uno.

Nel mio piccolo, oggi, una collega mi diceva, intendendo lodarmi: “qui ti vedo sacrificato, come uno champagne d’epoca millesimato, bevuto in un bicchiere di plastica”: timeo Danaos et dona ferentes.

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