Il secondo giorno non è assistito da Giove Pluvio che oscura il sole, splendido, che ha accompagnato il viaggio ad Auschwitz del giorno precedente; la proposta, subito accolta, è di visitare le miniere di sale di Wielicza, con lo stesso sistema sfruttato per il precedente trasferimento: 135 zloti a testa che comprendono pulmino, ingresso, guida e ritorno.
Come ho già detto per il campo di concentramento, a maggior ragione, ribadisco per queste miniere: il grande afflusso non aiuta; è ovvio che chi ci campa ci deve campare e quindi, ben vengano visitatori e denaro, tuttavia questo un po’ mi infastidisce.
La miniera di Wielicza è patrimonio dell’umanità, immagino a testimonianza del lavoro dell’uomo, che sa usare di quel che ha a portata di mano per trasformarlo in altro, con possibilità di ulteriori lavori e guadagni: la miniera è diventata antieconomica, per l’estrazione del sale, così è stata trasformata in luogo di attrazione turistica, l’idea è ottima.
Poi ci sono le statue di sale, i saloni, le scale, l’illuminazione, un bel cocktail di scenografie che mi fa pensare al mondo dei nani del signore degli anelli (e anche qui c’è un drago nel mezzo).
Con qualunque mezzo, anche i meno “nobili” – a dimostrazione che non vi è materia vile (tutto è vile per i vili) da cui non si possa trarre qualcosa di buono – ed anche in qualunque condizione (comprese quelle precarie, terribili di una miniera), l’uomo ha la capacità di pensare ad un extra che non ha a che fare col lavoro materiale (di estrazione, in questo caso) ma riguarda il suo poter vivere meglio, abbellendo l’ambiente che lo circonda.
Ritorno a Cracovia ad un orario che ci permette di andare a zonzo per il centro storico che è sicuramente bello, la piazza del mercato, con la chiesa di Santa Maria (Bazylika Mariacka) – che non mi è piaciuta per niente, sovraccarica di colori in maniera decisamente pesante (ed io non ho gusti sobri), l’edificio del mercato dei tessuti (Sukiennice) – ricostruito, il centro, insomma è gradevole, senza tuttavia entusiasmarmi.
Prima di tornare il albergo ci dedichiamo alla visita del Ghetto ebraico (Kazimierz), purtroppo al buio e sotto l’insistente pioggerella; visita anche alla chiesa dei santi Pietro e Paolo, chiesa barocca di sicuro rilievo.
Prosegue poi l’alimentazione a base di cibi tradizionali alternata alle alette di pollo fritte, da fast food americano.
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