Ecco le conclusioni del bellissimo libro di George L. Mosse, Sessualità e nazionalismo.

Superfluo l’invito a leggerlo perché ho già sostenuto più di una volta che libri del genere non possono mancare in una buona biblioteca domestica.
Queste, dunque, le conclusioni:
Anche oggi la rispettabilità determina le maniere e i costumi sociali: il nazionalismo non svolge più il suo ruolo di sostegno alla rispettabilità, i simboli e i monumenti nazionali hanno perso la loro influenza ma gli stereotipi non sono venuti meno; l’idea di virilità è ancora presente e, forse, solo l’immagine della donna sta cambiando anche se con qualche difficoltà.
Quel che non è cambiato è l’atteggiamento nei confronti del corpo: la vergogna per la nudità e le funzioni corporali è ancora presente, nonostante sforzi delle nuove generazioni.
Rispettabilità e nazionalismo si affermarono tra il tardo Settecento e il primo Ottocento, in sincronia con il consolidarsi della società borghese; si diffusero in tutte le classi ed in Germania, dove la borghesia non ebbe parte nel potere politico per buona parte del XIX secolo, tuttavia la rispettabilità divenne la forza unificatrice dell’intera società.
Ne è un chiaro esempio la regina Luisa di Prussia al contempo simbolo della nazione, della maternità e della vita familiare.
L’idea di fondo era che la rispettabilità fosse essenziale per mantenere una società ordinata, cioè per controllare proprio quello che la stessa borghesia aveva creato: il senso di sicurezza e di ordine che sapeva suggerire è probabilmente una delle spiegazioni di una così lunga permanenza in auge degli usi e costumi borghesi.
Un tale successo fu propiziato dal nazionalismo, che in virtù della sua pretesa di essere eterno e immutabile, garantiva alla classe media un’apparenza di immutabilità che garantiva uno spicchio di eternità oltre a confermare l’ordine costituito e dare un significato alle singole esistenze: l’appartenenza alla natura e alla nazione avrebbe risarcito il paradiso perduto.
La natura servì come farmaco sia degli individui e delle nazioni, simbolo di un mondo sano e incorrotto, in questo modo la ricerca dell’autentico attraverso la natura si accompagnò alla ricerca dello spirito della nazione.
Anche la religione sostenne la rispettabilità, che in effetti era nata dall’evangelicalismo inglese e dal pietismo tedesco, ma che coinvolse anche il cattolicesimo e il giudaismo: il nazionalismo piegò la religione ai propri scopi con un processo che fu più veloce nei paesi protestanti ma che non lasciò indenni i paesi cattolici.
La medicina svolse, a sua volta, il suo ruolo, sostituendosi alla religione nella definizione di normalità: gli stereotipi di perversione sessuale moderni sono nati in ambito medico ed infatti la legislazione contro le pratiche omosessuali di fine del XIX secolo si richiamava ai danni portati alla salute nazionale dalla perversione sessuale mentre non faceva riferimenti religiosi o alla Bibbia.
Altro elemento importante fu la politica demografica, con le collegate giustificazioni relative alla crescita e alla forza futura del Volk.
I radicati atteggiamenti di pregiudizio del popolo verso l’omosessualità furono utilizzati per cementare la fiducia nel consenso nazionale e quindi fornire un sostegno dal basso ad una rispettabilità sanzionata dall’alto ovvero dalle forze immutabili della natura, dalla religione e dalla nazione.
Dagli inizi del XIX secolo l’Europa centrale e occidentale vide un periodo di generale consenso sull’idea di tutela della rispettabilità, l’allontanamento dalla quale provocava caos solitudine e morte.

Il socialismo, sia in Inghilterra che nel continente, più che attaccare sostenne la rispettabilità: Marx ed Engels proponevano di cambiare la struttura patriarcale della famiglia, ma sempre rimanendo nei limiti della rispettabilità tant’è che condannarono la morale libertaria dell’anarchico Max Stirner.
Anche quando sosteneva i diritti delle donne, il socialismo rafforzava l’idea di una vita familiare felice, come scrisse August Bebel nel suo lettissimo volume Donne e socialismo del 1884.

Non meno convenzionali furono le idee socialiste sull’omosessualità: nel 1905 il direttore di un quotidiano socialista olandese sosteneva che l’omosessualità fosse il prodotto di un’immaginazione malata e pericolosa perché in grado di contagiare la gioventù.
L’opinione di Marx per cui ogni sistema di pensiero è il frutto del periodo in cui nasce non fu applicato alla moralità borghese: se nell’Unione Sovietica, dal 1917, ci furono aperture nei confronti di diversi costumi sessuali, quali la facilitazione del divorzio, l’uguaglianza dei sessi e la fine della persecuzione dell’ostentazione della nudità, ma con l’avvento di Stalin ci fu un ritorno alla moralità tradizionale.
Il rovesciamento della società borghese non implicava quello della sessualità: è significativo che gli antifascisti di sinistra accusassero di omosessualità i nazisti, proprio come questi ultimi accusavano dello stesso delitto i nemici interni quali, ad esempio, la Chiesa cattolica.
Gli unici che accettarono le relazioni omosessuali come normali furono gli esiliati antifascisti della Germania nazista come testimonia il romanzo Vulcan di Klaus Mann del 1936.

Il nazionalismo aiutò la rispettabilità nell’ampliare la sua base di consenso grazie alla sua pretesa di dare significato all’esistenza di ciascuno, a prescindere dalla classe sociale, così che si conservava ad un tempo la pari dignità di ogni membro della nazione e la gerarchia economica e sociale.
Rispettabilità e nazionalismo crearono anche il “tipo” dell’estraneo: non era più sanzionato il singolo atto sessuale, ma era considerata anormale l’intera personalità di chi lo praticava, che si trovava così espulso dal corpo sociale, condannato a solitudine e morte.
Tra gli estranei vennero inseriti gli ebrei sebbene non fossero una minaccia per la rispettabilità poiché essi avevano fatto propri quei valori nel momento in cui avevano iniziato ad integrarsi: consapevoli dello stereotipo ebraico che gravava su di loro, spesso stavano attenti a non sembrare ebrei o a non agire da ebrei.
Gli omosessuali non potevano entrare nella società con la loro identità per cui dovettero creare delle sub culture in cui poter vivere come tali; essi accolsero con favore il decadentismo perché permetteva loro un contesto più ampio di movimento. Sebbene ci fosse stato un ampio dibattito sull’omosessualità nemmeno la Repubblica di Weimar riuscì ad abolire l’articolo 175 del codice penale (abrogato nel 1969): la forza della rispettabilità era tale da non consentire una tale rivoluzione.

Le lesbiche ebbero vita anche più difficile pur essendo state ignorate fino a dopo la fine della prima guerra mondiale; il tema venne alla ribalta grazie alla pubblicazione di The well of lonliness di Radclyffe Hall e soprattutto grazie alla pubblicità che ottenne dal tentativo riuscito di proibirne la pubblicazione in Inghilterra.
Nel romanzo, l’autrice faceva propri tutti gli stereotipi che la società borghese attribuiva alle lesbiche, ma se l’opera era un atto di difesa compassionevole delle lesbiche rappresentava, però, gli omosessuali come isterici effeminati.
Nello stesso tempo in Germania il Parlamento discuteva se criminalizzare il lesbismo; in quel periodo Christa Winsloe pubblicava Mädchen in Uniform, la più celebre difesa della liberalizzazione del lesbismo, poi trasformato in un romanzo di grande successo e in film, tuttavia le lesbiche si ritirarono nei loro circoli e nei loro club.

Creati gli stereotipi degli estranei, i nazisti cercarono di ridurre gli omosessuali, ma soprattutto gli ebrei, a quanto era previsto dall’astrazione.
Il razzismo seppe ascrivere alla razza superiore la rispettabilità; la sua alleanza con il nazionalismo impedì ogni possibilità di fuga dalla società rispettabile: essere indecente e nemico del popolo era un’accusa invincibile tanto più che la legislazione contro l’omosessualità del XIX secolo era stata emanata facendo appello al popolo stesso.
Questo conformismo fu portato alle estreme conseguenze da Heinrich Himmler che sosteneva la soppressione di ogni forma di innaturale diversità.
Sicuramente nazionalismo e rispettabilità contribuirono al successo del fascismo, ma sarebbe sbagliato non considerare che ogni società ha bisogno di coesione e questa fu sicuramente sostenuta dalla rispettabilità e dal nazionalismo. Queste ideologie sono legate al problema del conflitto tra il bisogno di coesione avvertito dalla società e la tolleranza verso gli emarginati.
1 commento
Aggiungi il tuo →Scusami… complimenti per l’articolo, ma volevo solo segnalarti l’errore che attribuisce a un’immagine nota di Feuerbach l’identità di Stirner.