cena di classe con sogno

Dall’ottimo Federico avevo ricevuto l’invito per una cena di classe (cioè coi compagni del liceo); che non intendessi prendervi parte era abbastanza scontato, ma questo non mi ha risparmiato un breve resoconto, che ho subito stoppato.

Una cosa è comunque emersa, di cui non conservavo memoria: una gita a Siena (forse in prima) ed una a Ravenna (direi in terza).

Della prima non ho tracce nella memoria, sebbene la bellezza della città non credo sia passata inosservata anche ai tempi.

Della seconda qualcosa ricordo, avvolto nelle fosche brume che spesso celano alla vista il paesaggio delle campagne vicine alla mia città (anche se non ci sono più le nebbie di una volta).

Dalla nebbia riemerge il Mausoleo di Teodorico e forse qualche basilica; qualche dubbio anche qui ma dovuto al fatto che a Ravenna sono tornato varie volte, trovandola sempre bellissima.

Degli anni liceali non amo ricordare gran che, nemmeno le belle cose che ho avuto occasione (allora per me le occasioni erano rarissime) di visitare. Un senso di disagio e pudore accompagna quegli anni che per il momento preferisco lasciare nell’oblio, anche se sto rimeditando le questioni che allora si affacciavano con l’urgenza della stupidità adolescenziale.

Sono piuttosto in cerca dei luoghi dell’infanzia, che suggeriscono un senso di triste e dolce nostalgia.

Non mi interessano, al contrario, gli amarcord: qualunque rapporto ha senso nella misura in cui guarda al presente ed al futuro, il passato può essere una bisaccia da cui estrarre materiale, non la borsa in cui guardare melanconicamente.

E dopo la telefonata con Federico, stanotte questo sogno:

“mi trovo a Modena; qualcuno chiede una scorta per un corteo di suore; la scorta viene accordata (non so chi se ne occupa però).

Sono in moto, tipo cross, arrivo su una strada molto ampia e ci trvo della confusione; molte persone a piedi, mi faccio strada ed arrivo alla testa del problema: ci sono numerose suore assieme ad un collega che mi riferisce di essersi trovato lì e di avere dato una mano.

Io mi preoccupo che non arrivi da dietro qualcuno perchè potrebbe investire numerose persone, ma in realtà non c’è il personale per la scorta; qualcuno (forse il collega) mi dice che sarebbero stati necessari almeno 8 operatori.

Sempre in moto sono su una strada, sterrata, molto ampia; all’improvviso trovo una sorta di taglio (un istmo lo definirei) che supero di slancio; sono i lavori in corso di una strada che porta verso… non so, ma sono a Rimini. Cerco di andare a … ma probabilmente sbaglio strada; vedo un furgone che passa col rosso (alla mia sinistra) mentre il semaforo verde per me, sempre per svoltare a sinistra, diventa rosso, facendomi fermare.C’è una strettoia, o qualche ostacolo per cui, subito dopo averlo superato, mi fermo; c’è gente ed uno di questi, un uomo in divisa direi, mi dice “ispettore ha perso questi” e mi porge una moneta direi da un euro. Girandomi vedo un uomo che raccoglie altre monete ed in contemporanea vedo il mio portamonete aperto e vuoto o quasi vuoto, al che considero tra me  me “ecco come finisce il denaro mal guadagnato”.

Andando poi dritto per la strada, ormai sembra essere sera, passo sotto l’arco d’ingresso a San Marino per cui volto per tornare subito indietro anche perchè mi viene da pensare di essere senza assicurazione. Mentre guido rifletto sul fatto che la moto la uso solo in aluni periodi per cui probabilmente sono davvero senza copertura; penso di tornare in comando ma poi mi chiedo come tornare a casa e mi viene l’idea di andare comunque a cas in moto, confidando nel fatto che è quasi sera, c’è poco traffico e quindi non dovrei rischiare; tuttavia ho molto chiaro il rischio che corro guidando così, nel caso dovessi fare un incidente e risarcire i danni (casa mia, peraltro, si trovarebbe assai vicino al comando, che è quello di Modena).

Arrivo in comando o in comune, non so, non è chiaro; devo andare in bagno ma trovo il bagno degli uomini letteralmente murato, cioè chiuso da un muro di recente edificazione. Decido di andare nel bagno a fianco ma la porta sembra non chiudersi bene, anzi ne rimane aperta una fessura di una ventina di centimetri, così penso che possano guardare dentro ed in effetti all’esterno ci sono alcune donne (tra cui credo una collega, tal Maria G. detta la Matriarca, a me poco gradita) che dicono qualcosa. Poi arriva, forse un uomo che mi fa notare che avrei potuto spostarmi nell’altro wc che si trova a lato e quindi non è visibile dall’apertura.”

Amo molto sognare ed in particolare questi sogni elaborati sono di grande piacere: li ritengo un privilegio che mi concedo.

Tra le virtù del sogno, l’offerta di materiale senza possibilità di predeterminarne quantità e coerenza ad un discorso.

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