In compagnia dell’amica Silvia, guidando io, abbiamo dedicato la domenica ad una gita a Treviso: obiettivo dichiarato era la mostra dedicata ad El Greco presso la casa dei Carraresi.

L’approccio con la città è molto piacevole: mi piacciono molto i canali che l’attraversano e che le conferiscono un’aura di tranquillità ed eleganza.
Ci imbattiamo in un ufficio di informazioni turistiche, accolti da un giovanotto tanto simpatico e cortese che è un piacere averci a che fare anche quando, scusandosi, ci chiede un euro per darci una misera piantina della città, di quelle che in ogni città italiana che ho visitato è normalmente offerta gratuitamente.
Questi sono i banali dettagli che mi convincono sempre più che siamo un paese non all’altezza del nostro patrimonio artistico, incapaci di offrirlo adeguatamente (e di trarne il profitto che si potrebbe).
Arrivati alla sede dell’esposizione, ci troviamo di fronte ad un’organizzazione non proprio impeccabile ma non sto certo a lamentarmi; la mostra non mi ha entusiasmato anzi; se è vero che ci sono autori importanti, è altrettanto vero che le opere di El Greco non sono molto numerose né delle migliori, almeno a mio giudizio.
Certo ci sono anche alcune opere molto belle ma mi aspettavo di più.
San Lorenzo, un trittico della passione, con un interessante (vedasi post dedicato al Pilato proposto da Aldo Schiavone) Gesù coram Pilato, Maddalena penitente… alcune delle opere che mi sono piaciute ma non solo quelle.
La delusione è temperata dalla possibilità, prima volta che mi capita, di scattare foto delle opere.
Inconsapevoli, ma lo scopro poi quasi subito, ci imbattiamo nella visita guidata di uno dei curatori, persona molto competente, narcisista ma cordialissima, che elargisce scienza da ogni poro, incantando il folto gruppo che lo segue.
Ho molto apprezzato questa guida.
Terminata la visita, mentre attendo nell’atrio, mi accorgo che un giovanotto, sull’isoletta che è dietro il palazzo, sta mingendo contro la parete di una costruzione; non sono moralista e non mi scandalizzo ma fare certe cose in luoghi un attimo più appartati no eh???
Considerato che le chiese sono tutte chiuse fino alle 15.30, purtroppo, decidiamo su mia sollecitazione, di concederci un breve pasto: la Colonnetta è il locale dove ci fermiamo e dove mi concedo un piatto di paccheri in salsa di coniglio e asparagi che tuonava.
Rinfrancato dalla delizia culinaria ce ne andiamo a zonzo nel centro, ci imbattiamo nella famosa fontana delle tette (che zampillava vino bianco e rosso in occasione di speciali festività) e procediamo fino al museo Bailo dove scopriamo alcuni autori locali moderni di grande pregio: Arturo Martini e Luigi Serena.

Opere notevoli, specialmente un “impertinente” autoritratto di Serena che ho gradito per la simpatia che ispirava: il viso era atteggiato a ironica smorfia, ben diverso dall’espressione truce di Otto Dix nell’autoritratto con garofano che ho tanto apprezzato a Genova.
Arriva l’ora di riapertura delle chiese e la cattedrale è la prima fra queste mete: bellissima la pala dell’Annunciazione di Tiziano nella cappella Malchiostro; gradevole anche la cripta, con frammenti di affreschi; non male l’annesso museo diocesano dove, ancora una volta, siamo accolti da un baldo e cortese giovanotto che ci fa lo sconto sul biglietto d’ingresso.
Qui c’è un bel Cristo di Tommaso da Modena (piccolo il mondo) ed un ritratto, se non ricordo male di san Bernardino da Siena, che tuona, tanto è bello.
Altra chiesa, anzi doppia chiesa che visitiamo è quella di san Vito e santa Lucia, quest’ultima custode degli affreschi di Tommaso da Modena .
L’impressione di Treviso è complessivamente positiva, una città tranquilla, con bei canali, molta gente in giro, nel pomeriggio, senza tanti venditori abusivi, insomma mi è piaciuta pur senza farmi impazzire.
Treviso, 3 aprile 2016 memoria di San Riccardo di Chichester vescovo